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sabato 03 dicembre 2016

Attualità lunedì 08 febbraio 2016 ore 16:51

Bpe: “I dipendenti sono vittime non truffatori”

Elisa Artusio

A dirlo Elisa Artusio responsabile First Csil di Bancaetruria che fa chiarezza e intanto emergono nuovi particolari sulla vicenda Bancaetruria

AREZZO — I dipendenti sono al limite della sopportazione – dice Elisa che in una intervista racconta come stanno vivendo i dipendenti della banca - Dal fatidico annuncio del 13 dicembre 2013, non è stato che l'inizio di un inferno. Il colpo finale comunque è arrivato la sera del 22 novembre 2015. Come dipendenti ci siamo resi subito conto che quello che veniva spacciato come l'unico modo possibile per evitare guai peggiori a imprese, correntisti, depositanti e obbligazionisti senior sarebbe stato comunque una tragedia per moltissimi risparmiatori e di conseguenza anche per i dipendenti che, sul rapporto di fiducia con la clientela della banca, devono fondare la loro attività”

Secondo Elisa il salvataggio senza il sacrificio dei risparmiatori sarebbe stato possibile ed è ancora possibile: “La nostra organizzazione sindacale, questo fatto, lo ha evidenziato fin da subito e continua a dirlo ottenendo, tra l'altro, l'appoggio di diverse associazioni di risparmiatori e di numerosi giornalisti finanziari. Ammesso che esista, da parte del governo, una reale volontà di tutelare i subordinatisti e che, da parte della Banca d'Italia, vi sia, finalmente, un'assunzione di responsabilità dopo anni di manchevolezze”.

“Sarebbe sufficiente, spiega Elisa - che l'azionista unico delle nuove 4 banche, che è l'ente di risoluzione, autorizzasse un aumento di capitale a titolo gratuito con l'emissione di azioni senza diritto di voto, ma che dessero diritto ad una parte delle plusvalenze che senza ombra di dubbio emergeranno dalla gestione della bad bank; ovviamente tali titoli azionari o obbligazioni speciali dovrebbero essere assegnate ai risparmiatori in ragione dell'importo della perdita da loro subita”

I truffatori non sono certo da ricercare dietro il bancone o dietro le scrivanie delle nostre filiali. Le obbligazioni quando sono state emesse presentavano un profilo di rischio medio ed erano considerate titoli liquidi. Certo erano subordinate cioè, in caso di default, sarebbero state rimborsate dopo le passività più garantite come conti correnti, depositi e obbligazioni ordinarie, ma nel 2006, nel 2010 e anche nel 2013 ancora il bail in non esisteva, le banche venivano salvate sempre con il cosiddetto bail out, cioè con l'intervento dello Stato. Pertanto nei fatti era praticamente impossibile che una banca potesse fallire. La nostra poi era un'azienda quotata in borsa ed i dipendenti potevano accedere alle medesime informazioni di cui disponeva il mercato: non una virgola di più altrimenti si poteva configurare il reato di insider trading. Anche noi organizzazioni sindacali quando chiedevamo ai tavoli di trattativa informazioni sull'andamento dell'azienda ricevevamo sempre e solo informazioni ufficiali allineate a quanto riportato nei comunicati stampa: in buona sostanza venivamo sempre rassicurati che tutto andava bene, che la banca era solida, con tanti clienti anche nuovi e con moltissima liquidità disponibile. Poi in fondo la dimostrazione della buona fede dei dipendenti credo sia data soprattutto dal fatto che i dipendenti che, in proprio o tramite i propri familiari, hanno sottoscritto le famigerate obbligazioni subordinate sono quasi 500 e intorno ai 1200 sono quelli che detenevano nel loro portafoglio le azioni della banca. Quale è la tesi che siamo ladri e pure stupidi? Perché bisogna essere stupidi per rubare dal proprio portafoglio!” – continua Elisa.

È stato poi affermato che i dipendenti percepivano premi in denaro per la vendita delle obbligazioni, ma Elisa si difende: “Ecco appunto, lo ha detto qualcuno che, mascherato e con la voce camuffata, si è spacciato per un collega, io credo che fosse solo un mistificatore. In ogni caso era molto male informato perché in Bancaetruria sono parecchi anni che non esiste un sistema incentivante e anche quando era previsto noi organizzazioni sindacali avevamo preteso che l'eventuale incentivo si percepisse per il raggiungimento di risultati di buona gestione della banca e mai, voglio sottolineare MAI, per la vendita di un singolo prodotto, tantomeno per la vendita di un prodotto proprio come le obbligazioni subordinate”.

Il presidente del consiglio Renzi ha dichiarato che i dipendenti sono salvi, ma Elisa precisa: “La storia che tutto è stato fatto per mettere in sicurezza i posti di lavoro non corrisponde alla realtà. La salvezza dei posti di lavoro non può prescindere dall'esistenza del necessario rapporto di fiducia tra una banca e il suo territorio. Noi lavoratori abbiamo subito in questi mesi minacce, insulti; ci hanno mandato buste contenenti proiettili, ci hanno esposto i cappi davanti alle filiali, c'è stato il caso della bomba, qualcuno ha augurato la morte a noi ai nostri figli ed ai nostri genitori, qualche dipendente non è stato invitato alla festa di Natale dell'asilo perché gli altri genitori non gradivano la sua presenza! Credo che sia ora di smetterla di indirizzare l'opinione pubblica verso falsi colpevoli come i lavoratori, perché questo probabilmente ha solo l'effetto di distogliere l'attenzione dalla ricerca dei veri colpevoli di questo disastro che non sono i lavoratori. - conclude Elisa - Anzi i lavoratori, al pari dei clienti, non vedono l'ora che questi siano individuati e puniti. In ogni caso questa storia, anche se riusciremo a mantenere i livelli occupazionali, ha già fatto perdere ai lavoratori di Bancaetruria la tranquillità, la credibilità e quella stessa dignità del lavoro che anche Papa Francesco ha indicato più volte come viatico per la salvezza dell'uomo”.

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