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mercoledì 12 dicembre 2018

Cronaca giovedì 20 settembre 2018 ore 14:57

Morti per il gas dell'impianto antincendio

Era stato revisionato da poche settimane l'impianto da cui è fuoriscito il gas che ha ucciso i due dipendenti dell'Archivio di Stato di Arezzo



AREZZO — Proseguono gli accertamenti sulle cause della fuga di gas che stamattina ha provocato un'intossicazione mortale per due dipendenti dell'Archivio di Stato di piazza del Commissario, Piero Bruni e Filippo Bagni, rispettivamente 59 e 55 anni.

Secondo i primi riscontri, le vittime avrebbero inalato gas argon fuoriuscito dall'impianto antincendio del palazzo, revisionato poche settimane fa dalla ditta Remas. L'argon è inodore e non esplode ma brucia ossigeno. La tragedia si è consumata in un locale di servizio dove gli addetti erano entrati per un controllo dopo che era scattato l'allarme anticendio: ma ormai la stanza era invasa dal gas e per loro non c'è stato scampo.

Durante le operazioni di messa in sicurezza i vigili del fuoco hanno transennato l'area del centro in cui si trova l'Archivio di Stato invitando i residenti della zona a tenere aperte le finestre per evitare altre concentrazioni del gas.

Il sindaco Alessandro Ghinelli ha decretato il lutto cittadino per il giorno dei funerali delle vittime, con esposizione delle bandiere istituzionali a mezz'asta negli edifici comunali e invitando i negozianti della città ad abbassare le saracinesche. 

"Attendiamo la ricostruzione definitiva di quanto accaduto - ha dichiarato il primo cittadino - A nome mio e di tutta la città, esprimo il mio cordoglio più sincero alle famiglie colpite dal lutto".

Cgil, Cisl e Uil della provincia di Arezzo hanno chiesto al prefetto di attivare subito il tavolo sulla sicurezza. "E' necessario agire e dare risposte concrete - hanno scritto i sindacati in una nota - Forse qualcuno si è assuefatto ai morti e agli incidenti sul lavoro, noi no. Con la tragedia di oggi si è fatto un passo ulteriore verso il baratro. La conferma che non sono a rischio solo i tradizionali settori manifatturieri ma anche gli altri, quelli genericamente indicati come lavori 'dietro una scrivania'".

“Quanto accaduto va ancora di più a rafforzare la nostra battaglia contro le morti bianche, per diffondere una maggiore cultura della sicurezza nei luoghi lavoro - ha affermato il segretario generale dell'Ugl Paolo Capone - Chiediamo al governo che vengano revisionati tutti gli uffici pubblici attraverso un censimento nazionale che preveda una valutazione dello stato attuale degli immobili, sia per prevenire le tragedie sia per permettere ai dipendenti di lavorare in luoghi sicuri. Basta morire sul lavoro.”

Il sindacato Confsal Unsa Beni culturali ha denunciato che quasi tutte le strutture del Ministero dei beni culturali non sono in regola con la sicurezza. "Una situazione che negli anni è peggiorata".

Anche il presidente della Regione Toscana Enrico Rossi ha espresso cordoglio e vicinanza alle famiglie di Bruni e Bagni. "E' grave e intollerabile che una tragedia come questa sia avvenuta in un edificio della pubblica amministrazione - ha detto Rossi - La sicurezza sul lavoro deve essere una priorità per tutti, Chiedo che si faccia luce il prima possibile".



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