“Rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e sostenere il commercio di prossimità”. Per il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni è questa la medicina alla desertificazione commerciale, fenomeno che emerge nuovamente dall’ultima edizione dell’Osservatorio “Città e demografia d’impresa” realizzato dall’Ufficio Studi di Confcommercio. L’analisi prende in esame l’evoluzione delle imprese dal 2012 al 2025 nei 122 comuni medio-grandi italiani, mettendo a confronto l’andamento delle attività nei centri storici con quello delle altre aree urbane. Ad Arezzo il commercio continua a ridursi. Tra il 2012 e il 2025 il numero di negozi al dettaglio nel centro storico è passato da 698 a 497, con una perdita di 201 attività in tredici anni. Anche nel resto del territorio comunale la tendenza è simile: le imprese del commercio al dettaglio sono scese da 629 a 491. Il dato si inserisce in una dinamica che riguarda gran parte delle realtà italiane: nella classifica nazionale dei 122 comuni analizzati dall’Osservatorio Confcommercio, Arezzo si colloca al 38° posto tra le città che hanno perso più negozi tra il 2012 e il 2025, con una diminuzione del 28,7% delle attività commerciali nel centro storico. Un risultato che conferma come il capoluogo aretino sia pienamente coinvolto nel fenomeno della desertificazione commerciale che sta trasformando il tessuto economico e urbano italiano.L’analisi evidenzia come la contrazione riguardi soprattutto alcune categorie storiche del commercio urbano. Ad Arezzo in centro storico si registra una forte riduzione dei negozi di abbigliamento e calzature, passati da 153 nel 2012 a 101 nel 2025. In calo anche le edicole, scese da 18 a 5 attività, e i negozi di libri e giocattoli, diminuiti da 43 a 26 esercizi. Una dinamica che riflette il cambiamento delle abitudini di consumo e la crescente concorrenza dell’e-commerce.“La riduzione dei negozi nei centri storici è un segnale che non possiamo ignorare. Per contrastare questo fenomeno Confcommercio propone una serie di interventi nell’ambito del progetto Cities, che punta a rafforzare le politiche di rigenerazione urbana e a sostenere il commercio di prossimità – spiega Marinoni – collegare in modo più stretto urbanistica e sviluppo economico, riconoscere le imprese di vicinato come attori del governo urbano, dotarsi di strumenti permanenti di monitoraggio del tessuto commerciale e avviare strategie per recuperare e riattivare i locali sfitti, anche attraverso iniziative temporanee e nuove forme di utilizzo degli spazi”.Parallelamente alla riduzione dei negozi tradizionali, aumenta il peso delle attività legate al turismo e al consumo fuori casa. Nel centro storico di Arezzo le imprese di alloggio e ristorazione sono passate da 266 nel 2012 a 288 nel 2025. In particolare, crescono i ristoranti, passati da 72 a 102, e le forme di alloggio alternative, come affittacamere e B&B, salite da 19 a 40 strutture.Anche il quadro nazionale mostra una trasformazione profonda del commercio urbano: tra 2012 e 2025 in Italia sono scomparsi circa 156mila punti vendita tra commercio al dettaglio e ambulante, mentre sono aumentate di circa 19mila unità le attività di alloggio e ristorazione. A soffrire maggiormente sono i negozi tradizionali. Nei centri storici italiani hanno registrato i cali più marcati le edicole (-51,9%), i negozi di abbigliamento (-36,9%), quelli di mobili e ferramenta (-35,9%) e le attività di libri e giocattoli (-32,6%).