Prosegue il progetto “Esserci”, iniziativa dedicata all’inclusione sociale che ha coinvolto oltre 30 ragazzi, con e senza disabilità, in un percorso di attività laboratoriali e relazionali sviluppato grazie alla collaborazione tra associazioni e realtà del territorio.
“Il progetto ha affrontato in modo concreto i temi dell’inclusione sociale – ha dichiarato la dottoressa Elisa Marcheselli, psicologa psicoterapeuta e presidente dell’associazione Era – mantenendo e rafforzando il network all’interno della rete territoriale. L’obiettivo è stato quello di coinvolgere famiglie con figli con disabilità e non, creando occasioni di partecipazione condivisa e ponendo grande attenzione agli aspetti emotivi e sociali dei partecipanti”.
Sull’importanza delle attività svolte si è soffermata Faustina Bertollo, presidente dell’associazione Crescere: “I laboratori rappresentano uno spazio fondamentale di crescita e relazione. Attraverso la creazione di materiali e le attività condivise lavoriamo per rafforzare nei ragazzi il senso di protezione, sicurezza e appartenenza a una rete sociale”.
Un ruolo significativo nel progetto è stato svolto anche dalle attività con gli animali. “Il rapporto con gli animali, e in particolare con i cavalli, può diventare un potente attivatore di aspetti protettivi e relazionali – ha spiegato Sonia Fardelli, presidente della Scuderia Pan – soprattutto per i ragazzi con disabilità, che attraverso questa esperienza possono sviluppare fiducia, equilibrio emotivo e nuove modalità di relazione”.
Il progetto si conferma così un’esperienza significativa di collaborazione tra Amministrazione, realtà associative e territorio, capace di promuovere inclusione, partecipazione e benessere per i giovani coinvolti e le loro famiglie.
“Il progetto ‘Esserci’ rappresenta perfettamente la nostra visione di welfare, una rete viva dove l’Amministrazione e il terzo settore collaborano per non lasciare indietro nessuno - ha sottolineato il vicesindaco Lucia Tanti -. Superare la logica dell’isolamento attraverso laboratori che uniscono ragazzi con e senza disabilità significa costruire una comunità realmente coesa. Arezzo si conferma una città che non solo accoglie la fragilità, ma la trasforma in un’occasione di crescita collettiva, puntando su progetti che mettono al centro la dignità, l’emozione e il futuro dei nostri giovani”.