Il pareggio ottenuto contro l’Ascoli riporta serenità. Ciò non è dovuto al punto conquistato che muove la classifica ma alla prestazione messa in campo da tutto il collettivo amaranto.
La squadra allenata da Tomei terza in classifica con 19 punti è dietro solo a Palermo e al Modena. Un duro banco di prova dopo due sconfitte che l’Arezzo ha superato molto bene.
Meglio nel primo tempo dove la squadra di Bucchi ha lasciato il gioco in mano all’Ascoli, non poteva fare diversamente viste le caratteristiche dei bionconeri, ma non ha concesso praticamente niente in fase offensiva. Le occasioni migliori sono capitate ai giocatori amaranto con Arena, Tavernelli e Ionita.
La fase difensiva, visto anche il potenziale offensivo dei marchigiani, preoccupava e invece si è rilevata un’arma importante. L’Arezzo non ha concesso niente all’avversario, Nunziante è stato chiamato in causa una sola volta, squadra molto corta a chiudere tutti gli spazi senza commettere errori e ripartenze palla al piede che se sfruttate meglio potevano ragalare i tre punti.
Bucchi ha ragione quando dice che l’ambiente deve restare sereno e non farsi influenzare dell’esterno. I tifosi è giusto che si esaltano quando si vince o deprimono quando si perde ma l’allenatore e i giocatori devono mantenere la lucidità necessaria per andare avanti oltre ogni ostacolo.
Siamo tornati in serie B dopo 19 anni e nessuno si deve aspettare nulla di più che la salvezza anche all’ultima giornata. Lo ripete Bucchi con grande saggezza riportando tutti con i piedi per terra dopo una sconfitta e dopo una vittoria. L’Arezzo due anni fa ha iniziato un percorso che non è compiuto ma davanti a se ha ancora tanta strada da percorrere.
I giocatori e l’allenatore devono avere la possibilità di sbagliare ma soprattutto lavorare con serenità per migliorare e crescere.
Contro l’Ascoli è cresciuta anche la “cattiveria agonistica” necessaria per lottare in ogni pallone contro tutte le squadre. La classifica vede l’Arezzo occupare il tredicesimo posto due punti sopra la zona play out. Tutti i tifosi firmerebbero per avere questa posizione a fine campionato.
Nel percorso di crescita oltre società, allenatore e squadra ci deve stare dentro la città che da un anno a questa parte si è nuovamente innamorata del calcio e dell’Arezzo. Se riusciamo a gestire le emozioni delle vittorie epiche come quella di Genova o le batoste come quelle contro Benevento e Carrara faremo tutti la nostra parte.