Intelligenza artificiale, giornalismo, geopolitica, giustizia riparativa, spiritualità. Sono alcuni dei temi attorno ai quali ha ruotato la terza giornata del YouTopic Fest, il festival promosso da Rondine Cittadella della Pace. La manifestazione, che si è aperta giovedì 4 Giugno con la Marcia “In Cammino per la Pace” da Arezzo a Rondine, si chiuderà domani, domenica 7 giugno.
“Inquietudine. Come custodire la scintilla dell’umano?” il titolo scelto per l'edizione 2026. E proprio il tema dell'inquietudine, non come ostacolo ma come energia da orientare, è stato il filo conduttore dei panel e degli interventi.
Tra gli ospiti della giornata Mafe de Baggis, docente, scrittrice e Digital Media Strategist; Federico Taddia, giornalista, autore televisivo e radiofonico, oltre che scrittore specializzato nella divulgazione scientifica e culturale per ragazzi; Irene Funghi, giornalista di Avvenire; Diletta Huyskes, ricercatrice ed esperta di etica delle tecnologie e impatto sociale dell’IA. E poi la giornalista Gabriella Simoni; Elisabetta Belloni, già Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Francesco Ferragina, della Fondazione Kon.
La riflessione sulla pace come responsabilità concreta è arrivata al cuore dell’esperienza di Rondine con l’Angolo del Conflitto di Franco Vaccari. Intervistato da Lina Palmerini, il fondatore e presidente dell'organizzazione ha richiamato anzitutto il valore educativo dell’esperienza di Rondine. "L’educazione funziona su tempi lunghi, mentre l’oggi è dominato dalla velocità. Ma se non fosse più possibile pensare nel lungo periodo, allora – ha osservato – tanto varrebbe chiudere le scuole".
Quindi è stata la volta del workshop “La Tavola inquieta per la Pace. La ricerca del Laboratorio internazionale sul Metodo Rondine”, coordinato da Benedetta Sonaglia. Al centro, le testimonianze di Anna e Mariam, due Rondini d’Oro — russa la prima, armena la seconda — che hanno raccontato l’inquietudine che le ha spinte a scegliere Rondine e a incontrare il proprio rispettivo nemico. Le loro testimonianze hanno attraversato tre tempi: l’inquietudine che le ha portate alla Cittadella della Pace, quella vissuta durante il percorso e quella con cui oggi lasciano Rondine per rientrare nei Paesi d’origine. Molti docenti presenti hanno riletto queste esperienze attraverso le proprie categorie disciplinari, soffermandosi in particolare sui concetti di vulnerabilità e giustizia. Aldo Piccone, esperto e docente di Diritto Internazionale, Claudia Mazzucato, docente di diritto penale all’Università Cattolica di Milano ed esperta di giustizia riparativa, insieme a Fabrizio Lobasso, hanno ricordato la centralità di Rondine nella costruzione di un modo diverso di intendere la diplomazia: non solo trattativa tra Stati, ma lavoro profondo sulle persone, sulle memorie, sulle relazioni e sulle ferite che alimentano i conflitti.
Le testimonianze sono state anche al centro del panel “Giustizia Riparativa: più forti del crimine e della vendetta”. Hanno partecipato Franco Bonisoli, ex brigatista nel gruppo di fuoco di via Fani e da anni impegnato in percorsi di giustizia riparativa; Giovanni Ricci, figlio di uno degli agenti uccisi durante il rapimento Moro; Lorenzo Sciacca, mediatore sociale e scolastico, direttore tecnico del Centro di Giustizia riparativa e mediazione di Padova, protagonista del podcast “Io ero il Milanese”; Claudia Mazzucato, docente di diritto penale e giustizia riparativa; Filippo Boni, assessore regionale e autore del libro “Gli eroi di via Fani”; Suor Grazia del Monastero delle Domenicane di Pratovecchio, da anni in contatto epistolare con detenuti e vittime. A moderare l’incontro, Antongiulio Gigante, docente all’Università di Trieste. Particolarmente intensa la testimonianza di Giovanni Ricci, che ha raccontato il percorso di incontro con Franco Bonisoli: “Non posso restituirti tuo padre, ma chiedimi qualsiasi cosa per te e io la farò”, gli disse Bonisoli. Ricci ha spiegato: “A me non interessa sapere che lui ha scontato la sua pena. A me interessava sapere perché era lì quel giorno e lui me lo ha detto con le sue parole. Ho trovato una persona come me. La forza che ha avuto di venire da me e dirmi: sono qui, mi ha dato più della giustizia. Questo mi ha fatto capire che se si vuol cambiare si può, e questa è la cosa più importante, la più meravigliosa".
Dalla riparazione della frattura al cambiamento sociale, il passo successivo della giornata è stato “Dal Conflitto all’impatto”, dedicato alla presentazione dei progetti di impatto sociale ideati dagli ex studenti del Quarto Anno Rondine. Poi il panel “San Francesco: una sfida di 800 anni fa”, moderato da Daniele Rocchi di Agensir, ha proposto una rilettura di Francesco nella prospettiva delle Stimmate e della Verna, una delle realtà spirituali e simboliche alle radici della Cittadella della Pace. Al confronto hanno partecipato Elisabetta Belloni; Folco Terzani, regista, scrittore e sceneggiatore, figlio di Tiziano Terzani; frate Giuseppe Buffon, nuovo Magnifico Rettore della Pontificia Università Antonianum; frate Francesco Zecca, frate minore e responsabile del progetto Oikos, comitato di coordinamento della rete francescana del Mediterraneo; e frate Guido Fineschi, padre guardiano de La Verna.
Nel tardo pomeriggio, l’Angolo del Conflitto con Angela Staude Terzani ha portato il pubblico dentro una riflessione sulla guerra attraverso una vita vissuta accanto a Tiziano Terzani, grande inviato, giornalista e scrittore. Scrittrice e traduttrice, Angela Staude Terzani partì nel 1972 per l’Asia con il marito, vivendo per trent’anni tra Singapore, Sudest asiatico, Hong Kong, Cina, Giappone e India.
Tra i momenti più significativi della giornata il passaggio di consegne all’interno della World House. Le nuove Rondini d’Oro hanno concluso il Social Impact Semester, mentre gli studenti Junior hanno completato il primo anno e raccolto il testimone per diventare i nuovi Senior della Cittadella della Pace. È stata anche l’occasione per salutare le ragazze colombiane dell’Universidad del Norte di Barranquilla, che hanno terminato il loro percorso e tirocinio a Rondine.
Anche studentesse e studenti del Quarto Anno Rondine hanno chiuso il proprio percorso con un discorso corale, accompagnati dal tutor Andrea Margiacchi e dal responsabile del progetto, Noam Pupko. Le loro parole hanno restituito il senso più intimo dell’esperienza vissuta: partire non per fuggire, ma per conoscersi: “Nonostante vissuti, personalità e abitudini diverse, eravamo tutti accomunati dalla stessa inquietudine: quella che ti spinge a fare qualcosa senza sapere bene il perché, semplicemente perché senti che è quella cosa che ti accende. Così abbiamo scelto come meta del nostro viaggio noi stessi e abbiamo capito che, per riuscire a trovarci, saremmo dovuti partire, anche a costo di lasciare indietro alcune certezze e affidarci a qualcosa che ancora non conoscevamo”. E ancora: “Siamo arrivati qui con vissuti estremamente diversi, ma questo quarto anno ha permesso la creazione di una radice comune, che sarà quella che ci terrà uniti per sempre, nonostante il tempo e la lontananza. Dunque cominciamo a volare insieme, l’uno a fianco all’altro, consapevoli che, anche se le nostre strade si separeranno, sono già destinate a incontrarsi ancora infinite volte”.