Cultura

Ritratti in mascherina, istantanee dal lockdown

Lucia Baldini guarda dentro e oltre il Covid attraverso gli sguardi dei sangiovannesi in quarantena. Le sue foto presto raccolte in una mostra

Seri e gioiosi, preoccupati e speranzosi. Sono gli occhi, specchio dell’anima dei sangiovannesi in quarantena, attraverso i quali la fotografa Lucia Baldini ha guardato dentro il Covid ma anche oltre.

Sono ritratti in mascherina giovani, anziani, coppie, lavoratori e ragazzini: la striscia di stoffa sistemata sul volto a proteggersi dal male è uno degli elementi che accomuna tutti. L’altro è il set fotografico: le logge di Palazzo d’Arnolfo simbolo della città e del suo legame con l’arte.

La nota fotografa – dalla lunga esperienza maturata nell’ambito dello spettacolo, tra l’altro a fianco per un decennio di Carla Fracci e più di recente del regista Mazzacurati – ha scelto il bianco e nero per i 120 scatti con cui ha fissato la straordinarietà di questo momento storico. Un progetto fotografico che prende il nome “Mi nascondo per noi e guardo avanti” e con il quale – spiega l’assessore alla cultura del comune di San Giovanni Fabio Franchi – “Lucia Baldini è riuscita a cogliere mirabilmente negli sguardi le storie e il vissuto di ciascuno: l’imbarazzo di indossare la mascherina, ma anche l’incertezza, lo smarrimento, la paura che si erano sedimentati dentro di noi nella fase del lockdown, ma anche la gioia, la leggerezza, le aspettative, la speranza, la voglia di ripartire della fase 2, la curiosità verso la nuova socialità che ci attende con il distanziamento sociale e tutte le misure che dovremo adottare con le riaperture”.

Appena sarà possibile, le immagini scattate dalla fotografa saranno riunite in una grande mostra perché – aggiunge Franchi – “tutta la cittadinanza possa apprezzarle, riflettendo sui giorni incerti e difficili vissuti in questa prima metà del 2020. Come amministrazione comunale, all’impegno in prima fila nella gestione dell’emergenza, intendiamo affiancare un altro impegno: quello di contribuire a “lasciare traccia” di questi mesi, perché la memoria di quanto abbiamo vissuto non vada dispersa. E intendiamo farlo con la cultura e con il linguaggio delle arti”.