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lunedì 23 aprile 2018

Politica mercoledì 11 aprile 2018 ore 16:07

Towanda dem, la rivolta delle donne Pd

Durissima lettera di 460 donne dem ai vertici del partito: "Non ci fidiamo più del gruppo dirigente, M5S, Forza Italia e Lega più rosa del Pd"



ROMA — Vogliono tornare a essere protagoniste e rivolgono critiche durissime agli attuali vertici del Partito Democratico. Stiamo parlando di 460 donne dem, parlamentari in carica ed ex, amministratrici, dirigenti, alcune anche toscane, che hanno riassunto le loro contestazioni in una lettera-appello promossa da Francesca Puglisi, già presidente della commissione contro il femminicidio del Senato. Le firme sono state raccolte nel giro di poche ore dopo un incontro fra alcune ex senatrici e le responsabili regionali di Emilia Romagna, Veneto e Umbria.

Le donne dem toscane che hanno firmato sono: Susanna Cenni, Deputata XVII legislatura, Poggibonsi (Siena), Lisa Bucchi , Assessora Comune di Pratovecchio (Arezzo), Eleonora Succi, Vice Presidente Provincia Arezzo, Mina Canarini, Assemblea Comunale PD Vecchiano (Pisa), Marilù Chiofalo, Assessora Pari Opportunità Comune di Pisa, Alessandra Nardini, Consigliera Regione Toscana, Valentina Ricotta, Vicesindaca Comune di Calci (Pisa), Rosanna Pugnalini, Presidente Commissione Pari Opportunità Regione Toscana.

"Per la prima volta  il Pd è sovrastato nella rappresentanza femminile parlamentare dal M5S e dalla destra e mentre chi ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche istituzionali alle elette, nel PD un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto si trincera in delegazioni e trattative di soli uominii - si legge nella lettera - Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza di genere eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo Governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato: è fatta. Un errore politico fatale che non ripeteremo mai più". 

"Mai più  pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini - proseguono le firmatarie del documento - Sono bastate le pluricandidature di otto donne per escludere trentanove candidate e favorire l''elezione di altrettanti uomini. Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perché il flipper si è incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e nel silenzio degli organismi preposti al controllo". 

"In Parlamento deputate e senatrici hanno lavorato senza sosta per far avanzare i diritti delle persone e la libertà femminile - si legge ancora nel documento - Dalla ratifica della Convenzione di Istanbul al decreto sul femminicidio del 2013, dalla reintroduzione delle norme per vietare le dimissioni in bianco alla medicina di genere. Fanno altrettanto le amministratrici locali impegnate nei quartieri, nei Comuni, nelle Province e Città Metropolitane e nelle Regioni, dialogando e lavorando con il vasto mondo delle donne impegnate nelle professioni, nei sindacati, nelle associazioni e nel Partito. Abbiamo introdotto misure antidiscriminatorie per la rappresentanza negli organi politico-amministrativi a tutti i livelli istituzionali e chiediamo che le Regioni in cui governa il PD introducano la doppia preferenza di genere nelle proprie leggi elettorali". 

"Annullata di fatto la Conferenza delle Democratiche prevista dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il dipartimento mamme separato dal dipartimento pari opportunità con l'' ulteriore paradosso di veder comparire nei cento punti di programma, mai condivisi con alcuno, temi controversi mutuati dalla destra - dichiarano le firmatarie - Tutto ciò accade mentre le Nazioni Unite affermano che l'uguaglianza di genere è principio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi dell''agenda 2030 per uno sviluppo sostenibile, per prevenire i conflitti, superare le divisioni e affrontare le cause profonde della disuguaglianza, dell''instabilità e dell''ingiustizia". 

"È arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni - concludono le donne Dem firmatarie della lettera - La crisi di identità del Pd e dei Partiti del Socialismo Europeo nasce dalla difficoltà a rappresentare i bisogni della società e soprattutto delle fasce più deboli che inevitabilmente si sono affidate a promesse populistiche o si sono chiuse nelle paure. Abbiamo perso la sfida contro le disuguaglianze. Non abbiamo saputo costruire una visione di società offrendo un orizzonte in cui credere e sperare. Per questo vogliamo essere protagoniste della necessaria fase costituente del Pd a cominciare dall''effettiva rappresentanza paritaria ad ogni livello, ispirata a merito, competenze e rappresentatività politica territoriale, piuttosto che a logiche di fedeltà politica. Ferma restando la necessità di rilanciare la Conferenza delle Democratiche, da subito ci mettiamo al lavoro per riannodare fili con la società e ridare credibilità e forza al Pd".



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