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​Scopetone: baluardo della prostituzione di strada

Molte le donne in attesa di clienti lungo i tornanti che portano al valico: scarsa igiene, rischio di contagio e una ignota coppia di benefattori



AREZZO — Lo chiamano anche il 'mestiere più antico del mondo'. Uno dei tanti nomi fantasiosi e 'delicati' che fanno riferimento alla prostituzione, attività che in qualsiasi zona o cultura del mondo è sempre stata praticata. L'avvento del Covid-19, ormai un anno e mezzo fa, ha dato una vera e propria mazzata a chi ne trae mezzi di sussistenza. Quasi sempre sfruttate da vere e proprie organizzazioni criminali, costrette a prostituirsi per pagare i debiti contratti per arrivare in Italia, le 'lucciole' hanno ovviamente visto calare drasticamente – se non interrompersi – il flusso continuo di clienti.

Coprifuoco, lockdown e paura di contrarre il Coronavirus: sono stati questi i motivi principali della drastica diminuzione del lavoro. Restano però alcuni baluardi, alimentati ovviamente dagli irriducibili del sesso a pagamento. Ad Arezzo c'è ancora lo Scopetone, vero e propria "roccaforte" della prostituzione di strada. Lungo i tornanti che dalla SS73 salgono verso l'Alpe di Poti, quasi ad ogni curva si possono vedere le ragazze che cercano di attrarre gli automobilisti di passaggio. Se non ci sono fisicamente restano inconfondibili i segni della loro presenza: sedie, buste con dentro pochi beni di prima necessità e tanti fazzolettini in terra. 

E' evidente il loro assoluto impegno per racimolare un cliente in più, perché è ovvio che l'emergenza sanitaria degli ultimi 18 mesi ha comunque ridotto drasticamente il numero di quelle persone che sono disposte a pagare una donna di strada per un po' di calore umano. Ad ogni auto che passa sono pronte a mettersi in mostra o a richiamare l'attenzione con ampi gesti. 

Qualche automobilista passa, rallenta e si ferma a contrattare il prezzo. Ma non solo, perché in una normale mattinata di giugno, percorrendo i tornanti a caccia delle immagini che corredano l'articolo, abbiamo notato una coppia di sconosciuti benefattori. Li abbiamo visti fermarsi nei pressi di ogni ragazza, scambiandoli inizialmente per potenziali clienti o eventualmente per chi le sfrutta. Ma nell'auto un uomo e una donna, che sono scesi per porgere alle donne dei pacchetti, palesemente ricevuti con un misto di sorpresa e gratitudine. Difficile capire cosa ci fosse dentro, ma il modus operandi e i sorrisi delle ragazze identificano chiaramente i due come benefattori, non clienti o protettori. Troppo sincera la sorpresa, troppi sorrisi, nel baluardo del degrado umano della prostituzione di strada ad Arezzo: lo Scopetone.

Giulio Cirinei
© Riproduzione riservata

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