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Attualità lunedì 07 settembre 2015 ore 12:24

Asl, i commissari scelgono un unico nucleo tecnico

Lo hanno deciso i 2 commissari per la programmazione e per la gestione dell'azienda sanitaria dell'area vasta Sud Est, Giovannini e Desideri



SIENA — I risultati si leggeranno dai fatti, ma anche le scelte di forma hanno il loro valore.

Per questo i due Commissari per la programmazione e per la gestione dell'Azienda Sanitaria dell'Area vasta Sud Est, Valtere Giovannini ed Enrico Desideri, nell'ottica di un riassetto organizzativo del sistema sanitario toscano hanno scelto di non avvalersi di due nuclei Tecnici, come prevede la Legge 28, ma di farne uno solo: leggero ed integrato, che tenga insieme tutte le componenti zonali, le varie rappresentanze professionali oltre all'Estar e all'Azienda Ospedaliera Senese.

Una squadra di persone che aggiungono al loro lavoro quotidiano, senza ulteriori compensi, quello dell’elaborazione del nuovo quadro organizzativo, dell’unificazione dei processi, dell’integrazione dei Sistemi Informativi, della modulistica, che farà da coenzima tra Regione, Commissari, Aziende e professionisti molti dei quali già al lavoro, da mesi, sui nuovi Dipartimenti Interaziendali d'Area vasta.

Il nucleo tecnico, dopo la fase di ascolto già realizzata dai Commissari con i professionisti, i sindacati, i cittadini ed i sindaci, dovrà ora lavorare, in stretto raccordo con le strutture aziendali. Il punto di arrivo di questo lavoro sarà la stesura di un nuovo Statuto - definito di concerto con la Regione e con le altre Ausl dell'Area vasta Centro e Nord Ovest - capace di definire l’organizzazione di un’Azienda da 1miliardo e 700milioni di euro di fatturato; con una superficie di quasi 12.000 km², maggiore di quella di ben otto regioni italiane, oltre la metà della Regione Toscana. Una scommessa coraggiosa, ma irrimandabile, vista la fatica dell’attuale Sistema di rispondere in modo sempre adeguato alle necessità dei cittadini e dei pazienti.

L’obiettivo più generale del riassetto organizzativo è ancora quello di un sistema sanitario pubblico di qualità, per tutti, nonostante il mutato quadro epidemiologico, i costi crescenti dei processi di diagnosi e cura e la consistente riduzione dei trasferimenti statali alle Regioni.


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