Questo sito contribuisce alla audience di 
QUI quotidiano online.  
Percorso semplificato Aggiornato alle 07:00 METEO:AREZZO21°36°  QuiNews.net
Qui News arezzo, Cronaca, Sport, Notizie Locali arezzo
Lunedì 13 Luglio 2026

VI PRESENTO I MIEI... — il Blog di Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi è nato e vive a Pontedera, dove ha svolto diversi mestieri, fra i quali l’insegnante. Nel 2018 ha pubblicato una ricerca sulla città e su un pontaderese, frequente commensale di Napoleone all’Elba : - Giuseppe Balbiani, 1767-1851 Da Pont’ad Era a Napoleone e ritorno a Pontedera, Tagete, Pontedera, 2018. Ha pubblicato quattro libri di narrativa, esauriti in stampa ma presenti in Bibliolandia, la rete provinciale delle biblioteche pisane: - La neve e il Vermentino, Carmignani, Cascina, 2015 - Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2019. - Le Donne, il Diavolo e il Destino, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2021 - Il Marmo, le Mani, la Musica, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2023 È molto affezionato ai suoi personaggi, silenti consiglieri della sua famiglia di carta. Per questa ragione ha deciso di presentarli nel blog, fra storie e metastorie.

Gavino

di Dino Fiumalbi - Lunedì 13 Luglio 2026 ore 08:00

Il personaggio Gavino Busia si affaccia timido, quasi in sordina, in una pomposa conferenza tenuta nel paese di Colle di Sopra, dove fa il maestro elementare. La sua timidezza però è solo apparente e me lo sta dimostrando nel romanzo in costruzione, dove ha preso il vento fin dall’inizio e si sta conquistando uno spazio tutto suo, come si evince dai primi accenni:

«Di ritorno dal giro in paese, Nora annuncia:

– Domattina vengo su anch’io con Gavino, facciamo la strada insieme fino al rifugio.

- Chi è Gavino? - chiede Riccarda che ha notato una scivolata morbida su quel nome e, ovviamente da quella ficcanaso che è, si predispone a una migliore esplorazione.

Le sue previsioni trovano conferma negli occhi di Nora che si accendono già, prima di incominciare a parlare:

– È il maestro del paese, ma per descriverlo bene ci vorrebbe un bel po’ di tempo. Te lo racconterò a pezzi, partendo dall’episodio che me lo ha fatto conoscere, la conferenza di De Pisis…»

Quella conferenza fu aperta dall’illustre cattedratico con un’enfatica affermazione, rubata a Gesualdo Bufalino e spacciata per propria: “I vincitori non sanno cosa si perdono!”

Il maestro Gavino «… riconosciuto il furto di aforisma, senza citazione, esplicitò lo stesso pensiero che aveva avuto leggendo l’autore vero. Lo fece a voce bassa, ma sufficiente a farsi udire dai vicini:

- I perdenti, invece, sanno bene ciò che non vincono!

Un mormorio accompagnò l’affermazione, questa sì ben compresa dagli astanti, composta più da vinti che da vincitori.

I paesani avevano affollato la sala delle conferenze del circolo culturale, attirati più dal rinfresco offerto e dal calduccio del locale che dall’interesse verso il filologo. Operai, contadini, e qualche disoccupato si chiedevano: “Ma cos’è un filologo?”, senza avere coraggio di esplicitare i dubbi, per il rimbombo che la parola faceva nelle loro menti. L’affermazione dell’istruito del paese recuperò la loro attenzione e, grazie al rovesciamento di significato, li aiutò a capire un po’ meglio la frase sparata dall’oratore.»

Gavino si pentì subito della sua annotazione perché il moderatore lo invitò al tavolo per dibattere:

«…si rimpicciolì ancora di più, avrebbe voluto sparire e maledisse il momento in cui aveva aperto bocca, si scusò, si giustificò malamente: - Ma no, era solo un commento!

Non ci fu verso, ormai la platea lo aveva unanimemente designato a contraltare del conferenziere.

Il novello eroe popolare fu costretto, quasi trasportato di peso, al tavolo, osannato dalla folla e guardato con falsa benevolenza dal conferenziere, che con cenni ampi del braccio lo invitava a sedersi. De Pisis stava già pensando a come divorarlo dialetticamente, per aver osato commentare una sua affermazione.»

Come andò a finire lo leggerete dopo; qui mi preme sottolineare l’altro motivo che mi lega a questo personaggio: durante una presentazione, le ottave improvvisate di Gavino furono lette con gran maestria da un amico che non è più accanto a me. Ne conservo gelosamente il filmato, che spesso contemplo e ascolto.

Comunque, questo è il ritratto di Gavino, nel contesto del racconto:

«Il maestro era adorato dai ragazzi e stimato forse un po’ meno dai genitori, che in cuor loro ritenevano che prendesse troppo sul serio il suo lavoro, preoccupati come erano di conciliare i sostanziosi compiti per casa, con i vari appuntamenti in piscine, palestre, chitarre, danze classiche e moderne. Era originario di Lula, paesino interno della Sardegna, e come altri suoi conterranei, si era inserito piuttosto bene in questa parte della Toscana rurale, intendendosi con i nuovi paesani per l’abitudine al sacrificio e per la spiccata sagacia popolare, che nelle due regioni era gene dominante. Nel circolo Arci spesso si cimentava nelle contese di ottave, improvvisate in sardo e in toscano, nelle quali i poeti si prendevano velenosamente in giro a colpi di endecasillabi. Il suo volto asciutto e le mani rimaste un po’ callose, raccontavano di una carriera pagata abbastanza cara; aveva raggiunto una certa emancipazione economica e culturale a costo di enormi sacrifici e di tempo sottratto al sonno. Non era certo un vincente e quella frase messa lì, con saccente leggerezza, lo aveva stimolato al commento del quale ora si pentiva. Ma ora, come ogni buon Sardo, per di più toscanizzato, non poteva certo tirarsi indietro nella sfida.»

Durante quella serata aveva conosciuto Nora (che vi presenterò nel prossimo articolo) e con lei aveva cominciato a progettare una specie di rinascita culturale del paese.

Gavino era prossimo alla pensione, verso la quale aveva due atteggiamenti opposti: da una parte non vedeva l’ora di arrivarci, dall’altra lo spaventava l’idea di staccarsi da quella scuola che aveva tanto amato fin dal primo incarico. Era entrato in classe portandosi dietro il distillato di studi universitari sui nuovi teorici dell’educazione attiva, ma soprattutto il portato di tre libri più recenti: Lettera a una professoressa della scuola di Barbiana, Il paese sbagliato di Mario Lodi e Le bacchette di Lula di Albino Bernardini.

Forse, maestri ci si nasce e probabilmente ci si muore pure, col pallino della diffusione della conoscenza; forse, il progettare iniziative culturali lo avrebbe salvato dalla mancanza quotidiana dell’aula e dei ragazzi.

Nel nuovo romanzo si scopriranno altre caratteristiche del maestro, che si era anche laureato presso la facoltà di Magistero a Firenze, che aveva fatto teatro e un po’ di sana contestazione sessantottina, salvato da una carica della polizia, grazie a un travestimento da donna fornito da un suo amico teatrante, impegnato in uno spettacolo di strada; si ritroveranno senza riconoscersi…

Ritorniamo per ora alla conferenza nella quale lo stizzito conferenziere Rutilio De Pisis accusa Gavino:

«- Lei è un materialista, manca di spiritualità e di poesia, non apprezza il valore dei giochi linguistici - sentenziò De Pisis.

Il maestro parve accusare il colpo, stava riflettendo. Poi chiese un bicchiere di vino e ottenutolo, guardò dritto in faccia il professore e sentenziò:

- Le dimostrerò il contrario, ma ho bisogno di superare questo tavolo che mi divide dalla platea!

Bevve un sorso, si piazzò in piedi davanti al tavolo, a diretto contatto con la gente e attaccò con voce chiara e un po’ baritonale:

O professore dalla barba tinta,

pretende d’ insegnarci la poesia,

ma ruba a Bufalino e poi fai finta

che l’aforisma sia la sua elegia.

M’ accusa di morale un poco stinta

mi dice che di spirito ho fobia

e n’ questo poi l’aiuta ‘r giornalista

che deve riempire la rivista.

Qui l’applauso scoppiò fragoroso, tutti avevano riconosciuto la familiare improvvisazione in ottave, ed i battimani si accompagnarono a commenti salaci.

- Allora professore, le è piaciuta la poesia? Le pare che apprezzi a sufficienza i giochi linguistici? Questa, come sicuramente saprà, è un’ottava, secondo lo schema toscano: strofa di otto endecasillabi, schema ABABABCC. Anche il distico finale le ho messo. È contento? Mi risponda, se vuole, anche per scritto, così ci pensa un po’!

Il professore sbiancò in volto, qualcuno giurò anche nella barba, si alzò dalla sedia bruscamente allontanata dal tavolo, mormorò qualcosa sulla cultura classica, e si avviò verso l’uscita, purtroppo per lui collocata nella parte opposta della sala. Dovette attraversare il pubblico che lo guardava divertito. Non riuscì ad evitare la seconda ottava di Gavino, sparata a voce più alta, dopo una successiva e generosa libagione:

- Perché non mi risponde o professore,

perché mi s’allontana di pedina

come fagiano via dal cacciatore

s’infrasca scivolando dalla china.

Alla sua spocchia pieno di rossore,

ci pensi un’altra volta domattina:

a voler fare sempre ‘r vincitore

la perdita diventa repentina.

Qui, il distico l’ho saltato, mi è mancato lo stimolo della sua ottava di risposta e poi i due versi finali ci stavano proprio bene! La consideriamo tosco-sicula.

Tutti i presenti ballavano fra loro ed i fiaschi, per non esser da meno, presero a ballare in cerchio con i bicchieri, di gotto in gotto.»

Nel ballo collettivo Gavino, piacevolmente stimolato dalla performance e dai bicchieri, accennerà a qualche passo del ballo tondo sardo, trovando un’inaspettata partner in Nora, che ne aveva imparato le basi durante un soggiorno di studio a Sassari.

Questo ballo, apparentemente meno sensuale rispetto ad altri, in realtà prevede una sorta di unione ben solida nella coppia di ballerini che si muovono come fossero un un corpo solo; Gavino e Nora lo formarono subito, come se avessero ballato insieme da anni. Il resto dei paesani, dapprima rimase a guardare, poi cominciò a imitare i movimenti senza riuscirci bene e la festa finì in risate collettive.

Ma su Gavino, l’impronta di quel contatto rimase a lungo, molto a lungo, al punto che tutte le volte che incontrava Nora lo percepiva di nuovo sull’avambraccio, sulle mani e lungo il fianco destro.

Al momento non so come si sviluppò la questione perché i due personaggi non mi hanno ancora comunicato le loro sensazioni e intenzioni.

Vedremo nel proseguimento di costruzione del nuovo romanzo

Dino Fiumalbi

__________________

Il primo pezzo in corsivo è tratto dal romanzo in costruzione, senza titolo e, al momento, senza romanzo.

I pezzi in corsivo successivi sono prelevati dal racconto: Rutilio e Gavino, nella raccolta Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi,Pontedera, 2019 

____________________

Dino Fiumalbi

Articoli dal Blog “VI PRESENTO I MIEI...” di Dino Fiumalbi