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Roma, il video dell'aggressione all'avvocato che chiedeva di mettere il guinzaglio al cane
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Attualità lunedì 02 febbraio 2015 ore 13:30

Aggrediti col machete, inferno a Santo Domingo

Un gruppo di giovani, tra cui due aretini, assalito e rapinato. Poi l'odissea del rientro, avvenuto solo cinque giorni dopo il previsto



AREZZO — Secondo quanto riportato stamani dall'edizione locale de la Nazione, i due giovani (Pierfrancesco Giornelli di Sansepolcro e Riccardo Cangi di Anghiari) erano in vacanza insieme ad altri amici quando sono stati aggrediti e rapinati da banditi armati di machete, pistola e coltello.

Ma dopo il fattaccio è iniziata anche una vera e propria odissea per poter tornare a casa. A Santo Domingo, infatti, non c'è più l'ambasciata italiana e la più vicina rappresentanza diplomatica è di stanza a Panama, con tutte le difficoltà connesse al poterla contattare.

I fatti, secondo quanto ricostruito, risalgono alla fine di dicembre. Il 28 la comitiva è arrivata sull'isola e il giorno seguente è stata costretta a consegnare ai malviventi le borse contenenti portafogli (con circa 1000 euro), passaporti e cellulari. Impossibile, dunque, poter continuare la vacanza senza più soldi ma, soprattutto, impossibile tornare a casa senza ricevere un duplicato dei documenti per i quali era necessaria l'assistenza diplomatica.

"Ci hanno fatto scrivere la denuncia su un foglio protocollo, a mano, il giorno dopo ci siamo dovuti far prestare un computer in un negozio per trascriverla" raccontano a La Nazione. Non solo. "All’ufficio di rappresentanza rimasto al posto dell’ambasciata si raccomandano di non chiamare la Farnesina ma l’unità di crisi. I numeri di emergenza sono irraggiungibili dai cellulari rimasti, i telefoni fissi bisogna farseli prestare, l’ambasciata più vicina è a Panama. Ci ha aiutato solo l'ambasciata francese". 

Un caos dal quale sono riusciti a districarsi solo a metà gennaio. Per un viaggio che rimarrà indimenticabile ma non certo per i motivi che avrebbero sperato.


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