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Attualità lunedì 30 gennaio 2023 ore 11:01

Alberi divorati, il castoro dopo 500 anni è tornato nell'Aretino

I primi avvistamenti nel 2022. Adesso, dopo un lungo monitoraggio, la conferma. Nuove colonie lungo il Tevere, così la convivenza



SANSEPOLCRO — Incisi e scolpiti con geometrica precisione. Lungo il Tevere sono molti gli alberi che si presentano così, scavati in profondità, tanto da essere ormai instabili e pericolanti. Sono le tracce evidenti della presenza del castoro europeo, in Valtiberina.

Le hanno individuate e fotografate i tecnici del Consorzio di Bonifica 2 Alto Valdarno, impegnati nell’attività di monitoraggio dei corsi d’acqua per la prevenzione del rischio idraulico.

I segni sono inequivocabili: legno e corteccia sono stati “divorati” dal Castor fiber, il roditore più grande d’Europa, che sembra aver riconquistato alcuni ambienti fluviali italiani ed essersi ormai insediato nella provincia aretina.

A distanza di un anno dal primo avvistamento nell’area di Sansepolcro, arriva quindi l’ulteriore conferma della stabilizzazione dei nuclei individuati, intercettati con le foto-trappole e già oggetto di studio.

“Sui tronchi si individuano con chiarezza i segni dei denti di soggetti adulti e di piccoli che, probabilmente, sono in azione da qualche anno" commenta il dottor Matteo Rillo Migliorini, del settore difesa idrogeologica del Consorzio che ha immortalato i segni dei denti robusti e affilati di adulti e piccoli.

“Questo animale viene considerato dagli esperti un 'ingegnere ecosistemico'. Sappiamo che può modificare sensibilmente l’ambiente in cui vive, se lo faccia in modo positivo o negativo è ancora oggetto di discussione”, commenta invece l’ingegner Enrico Righeschi, referente della Unità Idrografica Omogena Valtiberina dove i nuovi nuclei si sono insediati abusivamente a distanza di 500 anni dalla loro scomparsa, attorno al 1.500.

Intanto il Consorzio si è attivato per una pacifica convivenza con i nuovi ospiti che usano il legno per nutrirsi e per “costruire” le loro “abitazioni”. “Per evitare problematiche di carattere idraulico abbiamo intensificato la sorveglianza dell’area. Proprio grazie a questa attività sono state individuate le piante più pesantemente danneggiate che provvederemo a rimuovere, per evitare eventuali cadute improvvise e pericolose sia per il regolare scorrimento delle acque sia per l’integrità delle opere”, aggiunge Righeschi.

A breve, sul tratto interessato dagli “abitanti abusivi”, a valle della diga di Montedoglio, tra le località I Bagnanti e Gorgabuia, partirà l’intervento di manutenzione ordinaria. “La presenza di animali che interagiscono in modo tanto importante con l’habitat fluviale può essere gestita solo attenzionando in modo scrupoloso l’area. Questo sta facendo il Consorzio di Bonifica che, attraverso sopralluoghi mirati, tiene sotto controllo le eventuali criticità idrauliche”, conclude la Presidente Serena Stefani.


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