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Attualità lunedì 18 gennaio 2021 ore 12:00

Chiusure Covid, il grido di dolore delle palestre

Massimo Gervasi con alcuni titolari delle attività aretine più in difficoltà

Il Presidente dell'Apit, Massimo Gervasi, si fa portavoce delle difficoltà del settore legato alle attività motorie. "Ignorati tantissimi lavoratori"



AREZZO — "La categoria delle attività motorie è da oltre sei mesi dimenticata e mal giudicata". A lanciare il grido d'allarme è il Presidente dell'Associazione Italiana Partite Iva, Massimo Gervasi, che ha incontrato alcuni titolari di palestre aretini.

"Da sempre i medici di tutto il mondo prescrivono a tutti i pazienti di qualsiasi età attività fisica, considerata il miglior farmaco naturale privo di effetti collaterali. Beneficio socio sanitario quello delle attività sportive, educative e riabilitative che ha avuto un inspiegabile stop dal Governo. Il 16 gennaio, a fine decreto, le palestre dovevano riaprire ma inspiegabilmente, per l'ennesima volta, la loro ripartenza è stata rinviata. 

Non solo, sono stati ignorati tantissimi codici Ateco dello Sport. Otto su 12 quelli esclusi dagli aiuti: collaboratori sportivi, consulenti, riabilitatori con partita Iva e tutti coloro che pagano l'Inps in gestione separata. Pochi i fortunati che hanno ricevuto i famosi 600 euro e il 200% sulla base del fatturato del mese di aprile 2019. Ma i veri numeri che fanno riflettere sono i tantissimi che praticano sport, gli adolescenti che imparano a conoscere il proprio corpo in una fase psico-fisico motoria fondamentale. Lo sport è aggregazione è formazione, disciplina e regole".

Ed ancora un affondo di Gervasi: "prima della seconda chiusura, malgrado i controlli avessero dimostrato che tutti i centri sportivi erano a norma, sono state pretese ulteriori dimostrazioni di prevenzione e attenzioni, quindi ancora più spese a capo dei titolari di palestre, per poi riconfermare la chiusura".

Ma quale potrebbe essere la soluzione per queste attività diventate le Cenerentole di una situazione già di per sé difficile per tutti? Conclude Gervasi: "un certificato di avvenuta vaccinazione permetterebbe di accedere ad hotel, palestre, piscine, cinema, teatri, voli aerei. Vale a dire a tutte quelle attività ritenute non essenziali che sono state oggetto di chiusura o fortissime limitazioni. Intanto però si fa avanti la 'variante' e il destino sembra riservare altre sorprese".

Claudia Martini
© Riproduzione riservata

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