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Attualità lunedì 30 novembre 2020 ore 07:00

Contributo al Museo della Giostra, c'è il bis

Per il secondo anno il percorso espositivo ottiene un finanziamento dal Ministero per i Beni e le Attività culturali



AREZZO — Il "Percorso Espositivo i Colori della Giostra del Saracino" fa il bis. Ha infatti ottenuto per il secondo anno consecutivo un importante contributo dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, frutto del bando del 2019. 

Ad annunciarlo, su Facebook, l'ex vicesindaco, nonché assessore competente alla manifestazione, Gianfrancesco Gamurrini. Alla mostra, che si trova a Palazzo Comunale, con ingresso dal Chiostro, vanno esattamente 24mila 640 euro. 

Gamurrini, nello stesso post, rivendica la paternità del progetto, e con una vena polemica, condita da un pizzico di ironia, dice anche "Arezzo non è la città della 'cultura' ... ma della Giostra del Saracino, così pare".

Le sale dell'Esposizione sono cinque ed ognuna ha un tema ben preciso. Da segnalare quella del cinema. Una stanza antica, con tanto di volte e travi in legno dove viene proiettata, sui quattro lati, la Giostra. Un'esperienza unica ed emozionante che porta il visitatore dentro la piazza, in sella al cavallo, tra i figuranti.

Menzione speciale, inoltre, per la sala dei trofei, dove giganteggia la Lancia d'Oro realizzata per l'edizione 100 della Giostra che, facendo i debiti scongiuri, si dovrebbe correre nel 2031. Si tratta di un'opera d'arte creata, centimetro per centimetro, dallo scultore del trofeo del Saracino, il maestro Francesco Conti. Oro zecchino, argento e pietre dure fanno da cornice all'elsa, realizzata come un tempo, con gli sbalzi che ricordano le volte della Pieve, i simboli della Giostra, il Buratto, gli stemmi moderni e antichi. Insomma uno spettacolo.
Qui i più hi-tech possono anche disputare una carriera. Basta salire in sella e muniti di visori per la realtà virtuale si troveranno in piazza lancia in resta per correr Giostra.

Al momento il museo è chiuso, come tutti gli altri, a causa della pandemia. Ma il tesoro culturale che custodisce è lì, pronto per essere fruito di nuovo da aretini e turisti.


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