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Attualità martedì 28 marzo 2023 ore 10:55

Così tecniche mininvasive bruciano il tumore

Nico Attempati e Pasquale Petruzzi

Al San Donato procedure innovative per l’ipertrofia prostatica benigna, stabilizzare fratture vertebrali e nella gestione di alcuni tipi di cancro



AREZZO — Tecniche innovative per risolvere la lombosciatalgia associata ad ernia del disco, arrestare emorragie interne ma anche per devascolarizzare o "bruciare" un tumore. Sono le crioablazioni, nucleolisi laser TC-guidate, embolizzazioni e chemioembolizzazioni. 

Vengono effettuate all’ospedale San Donato di Arezzo dall’equipe del dottor Pasquale Petruzzi, direttore Uosd Radiologia interventisica vascolare ed extravascolare. Nel solo 2022 sono stati ben 332 gli interventi effettuati con l’impiego di queste tecniche, cifra a cui vanno aggiunte le numerose infiltrazioni sulla colonna vertebrale per ridurre o eliminare il dolore, in media circa 12/15 alla settimana.

Sono procedure sempre più diffuse e che permettono di evitare, in casi specifici, il ricorso all’intervento chirurgico dimostrando la propria efficacia e riducendo la permanenza in ospedale del paziente che dopo 24 ore può tornare a casa.
"Con queste tecniche possiamo trattare anche patologie molto gravi – spiega Petruzzi – Nei giorni scorsi abbiamo arrestato una emorragia dovuta ad ulcera duodenale salvando la vita al paziente. Abbiamo inoltre trattato casi selezionati di tumore renale con crioablazione – prosegue Petruzzi – Una procedura che, attraverso l’introduzione di aghi e all’uso del ghiaccio, ci consente di produrre la necrosi del tumore evitandone l’asportazione chirurgica. È un intervento mininvasivo, che non lascia cicatrici, permette al paziente di tornare a casa nelle 24 ore successive e che ha dimostrato una buona efficacia sul controllo del tumore".
"Un’altra tecnica utilizzata in ambito oncologico, in particolare nel trattamento del tumore del fegato, è la chemioembolizzazione – continua Petruzzi - Sotto guida fluoroscopica si iniettano, attraverso un sottilissimo catetere, piccolissime particelle caricate con chemioterapico direttamente nell’arteria che nutre il tumore, determinando una sua regressione. Non occorre anestesia totale ma solo locale permettendo di candidare spesso anche pazienti che, per età avanzata e comorbidità, hanno un elevato rischio chirurgico".
"Grazie alla guida fluoroscopica – aggiunge - facciamo, inoltre, embolizzazioni per arrestare sanguinamenti traumatici ed emorragie, casi questi che trattiamo in urgenza per salvare la vita al paziente. Una tecnica questa che trova impiego anche in molti altri campi, come quello ostetrico-ginecologico, nelle gestione delle emorragie post partum oppure nel trattamento dei fibromi uterini, evitando interventi più invasivi".

"Le embolizzazioni vengono impiegate con successo anche nell’ipertrofia prostatica benigna - termina il dottor Nico Attempati, Radiologo Interventista – Molti pazienti arrivano anche da altre regioni in cui l’unico trattamento proposto è l’intervento chirurgico che, come noto, spesso prevede complicanze invalidanti come l’impotenza o l’eiaculazione precoce. E comunque le nostre procedure non condizionano il successivo ricorso ad un eventuale intervento chirurgico".


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