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Politica mercoledì 08 giugno 2022 ore 14:50

Aretini e disagio giovanile, "non è un destino"

Pd critico nei confronti dell'amministrazione. Per Vaccari, Mattesini, Rossi e Occhini "mancano risposte e sostegno alla genitorialità"



AREZZO — Il Pd cittadino torna a schierarsi e ribadisce con forza le sue critiche sulle politiche sociali dell'amministrazione comunale, con un focus specifico sul disagio giovanile. “Da due anni, cerchiamo di contribuire con progetti e idee ma dinanzi a questo atteggiamento riscontriamo solo latitanza e mancanza di progettualità. Sono spariti spazi di inclusione e condivisione, analisi dei bisogni, partenariati e azioni concertate con gli attori istituzionali e sociali che operano da anni. Per non parlare dell'indifferenza nell'assistenza alla genitorialità”. Così il consigliere comunale Valentina Vaccari.

Fa eco Donella Mattesini: “il disagio giovanile non è un destino, è frutto della mancanza di risposte da parte di chi dovrebbe darle, a partire dall'amministrazione comunale. Essere genitori oggi non è facile, serve un’azione permanente di sostegno alla genitorialità a partire dai servizi che concilino i tempi di vita e di lavoro. Questo per evitare che i ragazzi restino spesso soli, specie durante un'età delicata come l'adolescenza. Occuparsi dei minori e includerli in un ambiente contrassegnato da benessere familiare è una grande responsabilità che chiama in causa le competenze del Comune. Quest’ultimo deve diventare fulcro di una rete interistituzionale di lavoro condiviso.

L'uso delle sostanze stupefacenti e di alcol ad Arezzo ha numeri preoccupanti, l'abbandono scolastico in provincia è del 22% e prevalentemente maschile, 100 sono stati i tentativi di suicidio e autolesionismo da parte di minori nei mesi caratterizzati dalle chiusure tra il 2020 e il 2021. Per tutti questi temi abbiamo posto interrogazioni in Consiglio Comunale a cui non è stata data risposta”.

Gabriele Rossi della segreteria comunale Pd e Alessio Occhini dei giovani democratici terminano: “vogliamo rispondere a certe esternazioni, sul carcere come percorso educativo, soprattutto del vicesindaco. Esse denotano scarsa sensibilità istituzionale. Innanzitutto, respingiamo l'accusa di buonismo: commettere un reato è un comportamento che va punito e la vittima non deve essere messa sullo stesso piano del bullo. Ma non possiamo limitarci a una battuta superficiale, di bassa lega, come quella lanciata dopo l'arresto del capo della baby-gang sui 'cessi pubblici da pulire'. La troviamo offensiva nei confronti dei minori in difficoltà. Occorrono interventi educativi strutturali, offerte culturali di cui tutta la comunità si faccia carico, investimenti e forme di collaborazione più estesa. Se pensiamo di intervenire sul disagio giovanile prendendo ad esempio il caso del crimine commesso da un singolo ed escludendo i processi di socializzazione territoriale, siamo sulla strada sbagliata”.


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