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Attualità giovedì 27 aprile 2023 ore 18:10

Il lavoro che uccide, 11 vittime in 12 mesi, oltre 4mila infortuni

Il dato relativo all'Aretino per il 2022. Numeri alti e impressionanti, che sono tornati ai livelli pre Covid. Il 2023 è iniziato invece con un calo



AREZZO E PROVINCIA — Tornano a crescere rispetto al periodo del Covid, in Italia, gli infortuni sul lavoro, una crescita che ha riguardato anche il territorio dell’Asl Toscana sud est dove gli infortuni nel 2022 sono stati 11.169, a cui si sommano 23 infortuni mortali. Nel 2022 il numero degli infortuni nelle tre province di Arezzo, Siena e Grosseto è sostanzialmente tornato ai livelli del 2018 e 2019 e cioè del periodo pre Covid. Nel 2018 erano stati complessivamente 11.424 e nel 2019 11.583, scesi a 8523 nel 2020 e nel 2021 a 9575. Stesso discorso per quanto riguarda gli infortuni mortali nel territorio della Asl Tse: sono stati 23 nel 2022, 10 nel 2021, 13 nel 2020, 23 nel 2019 e 30 nel 2018. La provincia di Arezzo nel 2022 ha avuto 11 decessi, 6 sono stati a Grosseto e 6 a Siena. Importante anche il numero degli infortuni sul lavoro ad Arezzo che nel 2022 sono stati 4.692 a Siena 3918 e a Grosseto 2559. I dati relativi ai primi mesi del 2023 indicano una controtendenza con una marcata diminuzione degli infortuni.


"I dati dei primi due mesi del 2023 ci fanno ben sperare - spiega l'ingegnere Domenico Viggiano, direttore Area Dipartimentale Prevenzione igiene sicurezza nei luoghi di lavoro – e, rispetto al primo bimestre 2022, evidenziano un calo degli infortuni (1.452 rispetto a 1776 pari al -18,24%).
I dati INAIL ci forniscono spunti di riflessione importanti – prosegue -. Appare chiaro che l’andamento degli infortuni sta risentendo del progressivo ritorno al lavoro in presenza e di un contesto economico in fase espansiva. Inoltre il forte aumento dei rapporti di lavoro flessibili, temporanei e precari che stanno cambiando l’organizzazione del lavoro tradizionale, richiede una sempre maggiore attenzione al rispetto delle normative sulla prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro. I dati evidenziano come i settori maggiormente a rischio siano edilizia ed agricoltura".

"L’azienda sanitaria non si occupa soltanto di curare chi sta male – dichiara Antonio D’Urso, Direttore Generale Asl Toscana Sudest - ma si occupa, con altrettanto impegno, di prevenire le malattie e gli infortuni. Ci sentiamo particolarmente coinvolti nel tema della cultura della sicurezza sul lavoro".

La vigilanza ed il controllo nei luoghi di lavoro spetta ai Servizi di Prevenzione Igiene e Sicurezza nei luoghi di lavoro (PISLL) delle Asl. Nel 2022 Il PISLL della Asl SudEst ha effettuato 4317 controlli, pari ad una copertura del 10,8 % delle aziende presenti sul territorio, con 1.057 cantieri e 633 aziende agricole. "Il forte incremento del numero di cantieri sul territorio dovuti agli incentivi fiscali e alla riqualificazione energetica degli edifici – prosegue Viggiano – ha fatto aumentare i controlli del Pisll con circa 5.580 cantieri controllati, pari a mille in più rispetto al 2021".
Fra i compiti del Pisll c’è anche la verifica dei piani di prevenzione con controlli sulla sorveglianza sanitaria, la ricerca attiva di malattie professionali, la formazione aggiuntiva, informazione e assistenza alle imprese, che sono i principi cardine del nuovo Piano Regionale di Prevenzione.

Grande attenzione viene posta al comparto agricoltura, un settore molto esteso nelle province di Arezzo, Siena e Grosseto. "La crescente presenza di macchine agricole e la sempre maggiore specializzazione delle lavorazioni – prosegue Viggiano – fa del settore agricolo uno dei comparti a maggior rischio di infortuni gravi e mortali, come evidenziato anche dal nuovo Piano nazionale della Prevenzione 2020-2025. Numerosi infortuni, spesso mortali, infatti, accadono per il non corretto uso o per la vetustà delle attrezzature agricole".
Un fenomeno che, negli ultimi anni, ha coinvolto anche gli “hobbisti”, quegli utilizzatori extra-lavoro di macchine agricole sui propri appezzamenti di terreno. "La formazione - dice Viggiano – è determinante in agricoltura visti i cambiamenti del mondo produttivo agricolo con l’invecchiamento della popolazione lavorativa, l’incremento del ricorso al lavoro in appalto, che ormai detiene quasi la totalità delle operazioni manuali in agricoltura, l’elevato utilizzo di manodopera stagionale, spesso straniera. Un quadro – prosegue - che ci ha portato a programmare attività formative"


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