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Attualità mercoledì 13 ottobre 2021 ore 10:25

Il dentista "amico" dei bimbi più in difficoltà

Per i piccoli "non collaboranti" e con spettro autistico la Asl garantisce interventi chirurgici e adesso anche l'igienista dentale



AREZZO — Vengono definiti “bambini non collaboranti”. Sono piccoli che, non solo hanno un po’ di timore – come tutti - del dentista, ma che non riescono proprio a mettersi nelle sue mani senza dover ricorrere all’anestesia totale. 

Ma adesso la Asl Tse offre una soluzione anche a loro e alle famiglie. Se necessario, anche con la collaborazione di un igienista dentale. Serena Semeraro, 26 anni, è una delle tre assunte dall’azienda: una per ciascuna provincia e fanno parte del Dipartimento delle professioni tecnico sanitarie, della riabilitazione e prevenzione.

“I nostri piccoli pazienti possono non collaborare o per l’età oppure per la loro patologia – ricorda Alessandra Romagnoli, Responsabile della Rete Odontoiatrica della Asl Tse. Giungono a noi per strade diverse: la prenotazione Cup, il pediatra, l’odontoiatra. Siamo poi punto di riferimento per i bambini con spettro autistico che sono in cura al Meyer di Firenze. I nostri pazienti, nel caso di intervento nel poliambulatorio chirurgico del San Donato, non provengono quindi solo dalla provincia di Arezzo, ma anche da altre zone della Toscana”.

L’unità operativa semplice che gestisce questi interventi è formata oltre che da Romagnoli, dall’odontoiatra Federica Rosadini, dagli anestesisti e dall’igienista dentale Serena Semeraro. “Quest’ultima figura professionale – sottolinea Romagnoli – rappresenta un valore aggiunto perché è un elemento innovativo nel percorso pubblico di odontoiatria”.

Gli interventi vengono eseguiti negli ospedali di Arezzo, del Valdarno e di Grosseto. “Per ora siamo al San Donato una volta al mese e trattiamo non meno di tre pazienti nel corso di una seduta. Si svolge in day hospital grazie alla collaborazione di un pediatria che, insieme a noi, monitora il bambino dalla fine dell’intervento all’uscita dall’ospedale. Questi interventi aprono anche un dialogo con la famiglia del minore e si crea quella che possiamo definire un’alleanza terapeutica che poi si svilupperà per tutta la vita del giovanissimo paziente”.


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