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Attualità martedì 04 gennaio 2022 ore 16:55

Covid, il pediatra "rimandare il rientro a scuola"

Il pediatra Italo Farnetani

Farnetani concorda con la posizione delle Regioni ed elenca 3 motivi per cui, secondo lui "gli istituti rischiano di divenire una bomba epidemica"



AREZZO — "Le Regioni italiane chiedono di posticipare la riapertura delle scuole dopo la pausa natalizia: fanno bene e hanno tutte le ragioni. È talmente scontata l’importanza psicopedagogica della scuola che è inutile ripeterla, ma in questa situazione si rischia che il ritorno a scuola faccia male". A sostenerlo il noto pediatra aretino e docente alla Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta, Italo Farnetani.

"La scuola rappresenta sempre un luogo privilegiato di trasmissione degli agenti infettivi, ma in questo momento pandemico rischia di divenire una vera bomba epidemica. Già in condizioni normali la riapertura delle scuole determina sempre un’impennata della morbilità, con un altro numero di bambini malati. Infatti ogni anno a metà gennaio, cioè dopo 10 giorni dall’inizio delle lezioni, vedevamo un incremento di bambini con tosse raffreddore e febbre.

Quest’anno, con la pandemia da Covid e la variante Omicron altamente contagiosa, offriamo al virus un facile bersaglio. La riapertura delle scuole è pertanto è un 'regalo al Coronavirus" prosegue ancora Farnetani.

Sempre secondo il pediatra e docente "i motivi della bomba epidemica all’orizzonte sono costituiti principalmente da tre elementi.
Il primo: all’ingresso e alla chiusura delle scuole si muovono, fra alunni, docenti, personale Ata, adulti che accudiscono e accompagnano gli alunni, personale coinvolto nei trasporti e nella sorveglianza, più di 20 milioni di persone, cioè un terzo della popolazione totale. Questo è il più grande assembramento che si realizza nel nostro Paese, superiore a quello per lo shopping natalizio, per gli eventi sportivi e musicali, addirittura per le vacanze ad agosto. Immaginiamoci con l’incremento esponenziale dei contagi cosa avverrebbe in questo caso.

La chiusura prolungata delle scuole aiuta in modo indiretto l’intera società, perché riducendo il numero dei contagi si ha un minor numero di soggetti malati e meno pressione sugli ospedali. Ma innanzitutto è indispensabile per proteggere gli alunni che sono la fascia di popolazione più vulnerabile, perché meno vaccinata.

La riapertura della scuola determina inoltre ogni anno un incremento di casi di infezioni respiratorie dovute ai virus tipici della stagione invernale. Innanzitutto a metà gennaio abbiamo la prima grande epidemia di raffreddore dell’anno, determinata proprio dal ritorno a scuola".

Quindi, Farnetani termina "inoltre sono già in circolazione i virus respiratori sinciziali, gli adenovirus, i rinovirus che fanno ammalare ogni settimana un milione di under 19, con sintomi che fanno pensare anche a Covid, tanto da richiedere in molti casi la necessità di eseguire tamponi e altri accertamenti. Insomma, se le scuole resteranno aperte il picco di casi Covid si raggiungerà già a metà gennaio. Per evitare tutti questi rischi le scuole vanno chiuse almeno per tre settimane e bisogna attivare la Dad".


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