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Politica giovedì 28 settembre 2023 ore 16:27

Le interrogazioni del Consiglio Comunale

Gli interventi presentati e le risposte della seduta odierna del Consiglio Comunale di Arezzo



AREZZO — La prima interrogazione è stata presentata dal consigliere comunale Giovanni Donati “sullo stato di abbandono del campo sportivo a Policiano. All’interno dell’impianto c’era una casetta in legno anche di discrete dimensioni generalmente utilizzata dagli atleti come spazio ricreativo. Ci siamo accorti che è sparita. È stata rubata o altro? L’assessore lo ha notato”?

“Abbiamo fatto una scelta – ha ricordato l’assessore Federico Scapecchi – quella dei bandi di riqualificazione e di gestione pluriennale che hanno permesso di beneficiare di importanti risorse private a vantaggio degli impianti sportivi comunali. Tra quelli da riqualificare c’è Policiano ma stiamo parlando in questo caso di lavori ingenti di cui un futuro gestore dovrà farsi carico. La casetta non è stata rubata e non si è volatilizzata, si trattava di un abuso che è stato rimosso a cura dell’amministrazione comunale così che nel momento in cui un’associazione sportiva interverrà a Policiano, dovrà sobbarcarsi di minore lavoro. La casetta è tornata nella disponibilità dell’amministrazione e ci sono pervenute richieste di utilizzo”.

Michele Menchetti ha chiesto al sindaco “quanto il futuro 5G andrà a incidere sui limiti di esposizione ai campi elettromagnetici. I più a rischio saranno le donne in gravidanza, i bambini, i soggetti che soffrono di patologie sensibili. Ma in discussione è anche il mantenimento di specifiche biodiversità. Il sindaco intende dissuadere l’attuale governo a non procedere in direzione dell’innalzamento dei limiti suddetti”?

Francesco Romizi: “il fondo stradale è ridotto a uno stato improponibile. In centro e nelle frazioni e il bello, o il brutto, è che alle segnalazioni dei cittadini non si dà alcun seguito. Oltre alla manutenzione ordinaria e straordinaria, c’è la questione dei lavori pubblici che sono un susseguirsi di fallimenti. Chiedo se non abbiate intenzione di riconoscere i propri errori, evitare dichiarazioni roboanti poi smentite dai fatti, fare un bagno di umiltà o perfino dimettervi”.

“Sul termine delle opere pubbliche sono anche disposto a fare autocritica – ha dichiarato l’assessore Marco Sacchetti – ma è un dato di fatto, e non lo cito a mia giustificazione, che scontiamo una congiuntura negativa che si è creata nel Paese che va ad aggiungersi a una struttura della pubblica amministrazione da sempre molto complessa. Pensate che il ruolo ricoperto da un amministratore comunale gli consenta di incidere a fondo sugli iter regolati dagli attuali quadri normativi? Entrando nello specifico delle opere, i lavori in via Fiorentina non seguono il ritmo auspicato ma stanno procedendo. Lo stesso si può dire per i lavori al sottopasso del Baldaccio”.

L’assessore Alessandro Casi ha ribadito che “resta in agenda l’impegno a riasfaltare le strade. Intendiamo portarlo avanti seguendo un elenco di priorità. Anch’io non la uso come modo per sottrarmi alle responsabilità, ma la questione dei costi è diventata davvero pesante”.

Egiziano Andreani ha chiesto “se quanto appreso su via Filzi e sulla risoluzione del contratto relativo alla realizzazione della nuova sede della PM corrisponda al vero. A questo punto, visti i vari ritardi accumulati, gli estremi giuridici di questa scelta non esistevano anche negli anni passati? E se sì, perché profilandosi i presupposti la fattispecie non è stata anticipata”?

Anche Alessandro Caneschi e Michele Menchetti hanno presentato un’interrogazione ciascuno sul tema. Per il primo: “quali saranno a questo punto i tempi nei quali la risoluzione produrrà effetti? Cosa intende fare l’amministrazione comunale per garantire nel frattempo il decoro dell’area e quale futuro verrà riservato alla stessa? Io auspico solo che ci sia un atto di umiltà, il riconoscimento di un errore a monte, rilevato praticamente da tutti quando maturò anni fa la scelta dell’area, e una richiesta di scuse ai cittadini”.

Per il secondo “c’è la possibilità di rivedere il progetto e che via Filzi non ospiti più la sede della PM? Quale sarà la soluzione temporanea per i vigili e il comando? Il chiosco di Campo di Marte, di proprietà comunale e lasciato in stato di degrado e abbandono, può essere preso in considerazione come chiediamo da anni per la costituzione di un presidio della polizia municipale nella zona in questione”?

L’assessore Marco Sacchetti: “appartengo a una filosofia e un modus operandi che mi porta a procedere e andare avanti finché sussistono le condizioni, evitando i contenziosi, aleatori per definizione. Fin quando è stato possibile, abbiamo dunque esperito il tentativo di trovare il modo di realizzare l’opera, seppur con ritardo. E questo ha portato all’oggi quando invece è subentrata l’estrema ratio della risoluzione che è già effettiva. Ora dobbiamo ripartire per una nuova strada e stiamo valutando tutte le alternative possibili per riavviare in altra forma questo appalto. Sui costi finora sostenuti darò risposta scritta”.

“Confermo – ha aggiunto il sindaco Alessandro Ghinelli – che la scelta della risoluzione è stata oggetto di apprezzamento ed è maturata dopo aver condiviso le dovute valutazioni con l’ufficio legale”.

Alessandro Caneschi ha chiesto di conoscere i risultati dell’incontro tra sindaco e Anas relativo al progetto delle due bretelline che coinvolgeranno il territorio comunale e se in quella sede Anas ha palesato una posizione dinanzi alle richieste dei cittadini che erano state formalizzate tramite specifiche osservazioni.

L’assessore Marco Sacchetti: “l’incontro c’è stato, si è trattato di un incontro di cortesia: l’Anas ha palesato, anche dinanzi alle osservazioni della stessa amministrazione comunale, una posizione di chiusura, che ‘tecnicamente’ è anche comprensibile. Personalmente ho voluto ribadire che il Comune di Arezzo in conferenza dei servizi terrà una posizione propositiva nel tentativo di minimizzare l’impatto delle opere. E lo farà recandosi in quella sede con un documento sul quale chiederemo un pronunciamento del Consiglio Comunale. Ancora non abbiamo la data di questo passaggio ma ovviamente alla luce di questo organizzeremo anche il dibattito in aula. Lì si apre una nuova partita che potrebbe portare, perché no, a un nuovo progetto”.

Il sindaco Alessandro Ghinelli: “le due bretelline sulle quali si è concentrata l’attenzione dei cittadini, anche in virtù dei conseguenti espropri delle loro proprietà, sono il risultato di una prescrizione del ministero dell’Ambiente: la Due Mari, infatti, venne sottoposta a valutazione di impatto ambientale nazionale nel 2004 e tra le prescrizioni che scaturirono da quell’iter ci fu proprio la realizzazione di queste bretelle che ridurranno i problemi di viabilità nel momento in cui i cantieri, impattando sul nodo di Olmo, renderanno quest’ultimo inutilizzabile per molto tempo. In merito al nodo di Olmo e con uno sguardo più ampio sull’intera vicenda, la problematica principale è l’impostazione data da Anas alla realizzazione del tratto di Due Mari compreso tra San Zeno e Palazzo del Pero, indicata come un’unica tranche di lavori e non come due lotti separati, come proposto oramai dal 2015: il primo da Palazzo del Pero allo svincolo di Santa Maria, ovvero la porzione più prossima alla città, e il secondo da Santa Maria a San Zeno. Non considerata questa impostazione i progetti finora proposti non sono mai stati soddisfacenti. Vediamo se un voto unanime del Consiglio Comunale, che verterà inevitabilmente anche su aspetti di natura tecnica come la soluzione suddetta, diventerà un elemento di forza da spendere quando ci siederemo”.

Ancora Alessandro Caneschi si è soffermato sull’area ex Lebole: “la recinzione è oramai divelta in più parti e l’area si presta a intrusioni fuori controllo. Non ci risultano ordinanze indirizzate alla proprietà che dispongano obblighi sia in merito alla sicurezza complessiva dell’area sia del suo decoro. Quali azioni sono in programma e quali scenari si aprono per il futuro? Perché non pensare a pianificare una diversa destinazione”?

Il sindaco Alessandro Ghinelli: “le ordinanze contingibili e urgenti di regola hanno per oggetto immobili che insistono sulla pubblica viabilità e che prefigurano un pericolo oggettivo per chi percorre le strade. È una soluzione, dunque, formalmente complicata in quanto gli edifici di cui parliamo non si trovano in questa situazione. Ha invece senso concentrarsi sulla recinzione, per ripristinarne la continuità, e potremmo chiedere alla proprietà di farlo. Uso il condizionale perché sono in corso trattative tra privati per l’eventuale cessione dell’area. Intervenire con ordinanze durante una fase di interlocuzione tra soggetti privati non terrebbe in debito conto la delicatezza del momento. L’invito dunque che faccio è alla prudenza e di attendere almeno la fine dell’anno per conoscere gli sviluppi della vicenda. Dopo di che ciascun consigliere comunale sarà legittimato a riproporre in Consiglio Comunale tutte le interrogazioni che vorrà e a sollecitare ordinanze che abbiano la recinzione come indirizzo”.


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