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Cultura mercoledì 17 maggio 2017 ore 14:30

San Donato in Cremona: ripresi gli scavi

Gianfrancesco Gamurrini: "Andiamo avanti in questi scavi grazie a un rifinanziamento dell’amministrazione comunale di 123mila euro"



AREZZO — Visita in Fortezza e focus sulla chiesa di San Donato in Cremona e sugli scavi che la riguardano ricominciati questa settimana. Guide speciali il sindaco Alessandro Ghinelli e il vicesindaco Gianfrancesco Gamurrini.

“Lo studio di questa area sacra - ha rilevato il sindaco - ci porta a sorprese quotidiane. Gli archeologi stanno indagando il rapporto tra la cripta e la chiesa e grazie a questo lavoro emergono elementi come la diversità dei materiali che vanno dal travertino, alla pietra calcare, al granito e la qualità delle mura portanti. Tutte cose che confermano il grande pregio del primo insediamento religioso e, in ultima analisi, della nostra storia”.

“Andiamo avanti in questi scavi - ha sottolineato il vicesindaco - grazie a un rifinanziamento dell’amministrazione comunale di 123.000 euro. Vediamo cosa otteniamo in termini di nuove acquisizioni e speriamo che questo lotto di lavori dia un contributo importante alla scoperta della storia di Arezzo”.

San Donato in Cremona, uno degli edifici di culto più importanti dell’Arezzo alto-medievale, è riemersa nel corso delle opere di restauro e recupero che hanno coinvolto l’imponente struttura militare medicea. La chiesa, nota alle fonti documentarie fin dal 1098, distrutta dai francesi nel 1800, con orientamento est-ovest, presenta una lunghezza di circa 25 metri per 10 di larghezza. La zona presbiteriale ha rivelato la presenza di una cripta con la medesima partizione a tre navate della chiesa superiore mentre dalle analisi delle strutture murarie emergerebbero più fasi costruttive e di vita dell’edificio di culto. La cronologia mostrerebbe dunque che San Donato in Cremona è stata preceduta da preesistenti livelli come chiese ancora più antiche e il piano di calpestio di età etrusca e romana dell’antica Arretium.

“È presto per fare ipotesi - ha concluso l’archeologo Hermann Salvadori - di certo queste pietre raccontano almeno 2.000 anni di storia mentre grazie alle colonne rinvenute ci troviamo in piena epoca romana. I lavori sono condotti con la supervisione della soprintendenza archeologica”.


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