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Attualità mercoledì 24 agosto 2016 ore 10:13

Via Malpighi, le richieste del Sunia

Per la questione amianto, il sindacato sollecita un coinvolgimento della Regione e scrive all'assessore Saccardi



AREZZO — Situazione amianto in via Malpighi: il Sunia scrive alla Saccardi e sollecita una riunione con enti e istituzioni e richiede dati e documentazione alla Asl.

“Vogliamo arrivare il più rapidamente possibile alla soluzione del problema amianto in via Malpighi – commenta Franco Buricchi, segretario provinciale del Sunia, il sindacato inquilini e assegnatari - Per questa abbiamo scritto all’Usl Toscana Sud est per avere documentazione e dati relativi alla presenza di inquinanti, rilasciabili dalla copertura in eternit dell’edificio e dello stato generale della copertura stessa. Vorremmo inoltre conoscere il grado di pericolosità per la salute pubblica che il servizio di prevenzione Usl ha rilevato. A tutti gli enti che abbiamo coinvolto in queste settimane abbiamo poi sollecitato la convocazione di un incontro per conoscere le determinazioni di ognuno di essi su tempi e modalità di esecuzione dei lavori di rimozione dei pannelli in eternit delle coperture dell'edificio ERP di via Malpighi”.

Un'altra lettera, il Sunia di Arezzo, l’ha inviata anche alla vice presidente e assessore alla salute della Regione Toscana, Stefania Saccardi: “Siamo convinti, e lo abbiamo sottolineato anche nella lettera già inviata all’assessore regionale alla casa, Vincenzo Ceccarelli, che il caso di via Malpighi ad Arezzo non sia un caso isolato – sottolinea Buricchi -  A distanza di ben 24 anni dall'entrata in vigore della legge 257 del 1992, sono numerosissimi i siti abitativi pubblici e privati, gli edifici industriali e artigianali e gli annessi agricoli le cui coperture sono ancora oggi in amianto. Possiamo invece solo immaginare quanto amianto possa ancora esistere non visibile, utilizzato all'interno di manufatti costruttivi e mai bonificato. Non sono bastati 25 anni per eliminare l'amianto che è stato utilizzato dai primi anni sessanta al 1992. Si stanno ancora predisponendo in Italia piani nazionali e regionali a conferma che il problema è stato colpevolmente sottovalutato. Una stima Ispesl ricorda che abbiamo in dote 500 chili di amianto per ogni italiano” conclude Buricchi.


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