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Attualità mercoledì 28 gennaio 2015 ore 12:59

Aviaria, focolaio in allevamento aretino

Abbattuti 80 esemplari ed eseguita la disinfezione dell’area. La probabile fonte di infezione, un contatto con volatili selvatici migratori



AREZZO — Dopo i numerosi casi verificatisi in estate e ad inizio inverno in varie aziende avicole della Romagna , della Lombardia e del Veneto, anche ad Arezzo è stato individuato un focolaio di influenza aviaria in un piccolo allevamento privato.

Gli esami che il servizio veterinario della Asl8 effettua in modo routinario negli allevamenti avicoli hanno, in questo caso, dato esito positivo in otto animali su 10 presi a campione.

Si tratta di un allevamento amatoriale di anatre detenute all'aperto nelle vicinanze di un laghetto inserito nell'azienda. Animali non destinati alla alimentazione umana, e che non sono stati mai trasferiti in questo periodo dalla loro sede. Probabile fonte di infezione, un contatto con volatili selvatici migratori, una delle modalità più diffusa e recentemente individuata anche in allevamenti del Belgio, dell’Olanda e della Germania. Il contatto con animali portatori del virus è quasi sicuramente avvenuto molto di recente poichè lo stesso allevamento era stato sottoposto ad analoghe analisi nel settembre scorso, ed avevano dato esito negativo. L'Istituto Sperimentale delle Venezie, sezione di Padova, che funge da centro di riferimento nazionale per tale malattia, ha confermato che l’infezione è stata provocata da un virus influenzale di tipo A H5 a bassa patogenicità.

Stante le caratteristiche del virus isolato non vi sono particolari rischi per l'uomo, ma, come noto, le possibili ricombinazioni con altri virus, anche di specie diverse, possono sempre costituire un pericolo potenziale per la selezione di popolazioni virali che possano successivamente infettare l'uomo. Per tale motivo, come previsto dalla normativa, i servizi a veterinari della Asl8 hanno proceduto alle opportune opere di disinfezione dell’allevamento dopo aver estinto il focolaio con l’abbattimento di 80 anatre con specifiche procedure certificate che tengono conto del benessere animale.

Le linee guida del ministero della sanità, indicano il rischio di trasmissione del virus all'uomo ''basso, se si seguono tutti i protocolli di igiene europei: chi è in contatto diretto con il pollame malato, come allevatori e veterinari, deve usare opportuni dispositivi di protezione individuale". 


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