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Giovedì 17 Settembre 2026

VI PRESENTO I MIEI... — il Blog di Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi

Dino Fiumalbi è nato e vive a Pontedera, dove ha svolto diversi mestieri, fra i quali l’insegnante. Nel 2018 ha pubblicato una ricerca sulla città e su un pontaderese, frequente commensale di Napoleone all’Elba : - Giuseppe Balbiani, 1767-1851 Da Pont’ad Era a Napoleone e ritorno a Pontedera, Tagete, Pontedera, 2018. Ha pubblicato quattro libri di narrativa, esauriti in stampa ma presenti in Bibliolandia, la rete provinciale delle biblioteche pisane: - La neve e il Vermentino, Carmignani, Cascina, 2015 - Noi umani cerchiamo quadrature, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2019. - Le Donne, il Diavolo e il Destino, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2021 - Il Marmo, le Mani, la Musica, Bandecchi & Vivaldi, Pontedera, 2023 È molto affezionato ai suoi personaggi, silenti consiglieri della sua famiglia di carta. Per questa ragione ha deciso di presentarli nel blog, fra storie e metastorie.

​Tre personaggi a… quattro zampe

di Dino Fiumalbi - Giovedì 17 Settembre 2026 ore 08:00

La maggior parte dei miei personaggi sono bipedi, ma non mancato alcuni quadrupedi, che prendono parte attiva alle narrazioni.

Ve ne presento tre, in ordine di apparizione: il Grigio, Tormenta e Baldo.

Il Grigio è un Alaskan Malamute e si affaccia nel romanzo La neve e il Vermentino, quando Tommaso, incavolato per la scoperta della spia, si prepara al primo soccorso:

«…senza aspettare risposta, che peraltro non venne formulata, continuò a preparare il materiale e dette un fischio a Grigio, l’Alaskan Malamute che osservava agitato i preparativi di una probabile uscita. Stava per avviarsi quando notò al suo fianco la donna già completamente equipaggiata.

– Veloce la ragazza – pensò Tommaso – perlomeno non poltrisce.»

La ragazza, ovvero la “spia Teresa” fa la scontrosa con Tommaso, ma non perde l’occasione per ingraziarsi il cane:

«Teresa affrettò i preparativi di partenza e se ne andò col gruppo, limitandosi al saluto collettivo di commiato, senza però dimenticare una coccola al Grigio, che la ricevette felice come un cucciolo.»

Almeno nella prima parte il cane rimane fedele al capo, quasi accondiscendente verso le ubbie dell’umano, che cerca di contattare la spia, tramite un’antiquata e-mail

«…Dall’altra parte del filo Tommaso stava ragionando col Grigio, autorizzato quella sera al privilegio del caminetto. Il cagnone stava in posizione seduta, molto composto e guardava l’oggetto del suo amore, tendendo le orecchie verso quel borbottio tipico del padrone incavolato. Seguiva i movimenti un po’ bruschi dell’uomo, piegando ogni tanto la testa da una parte, nella tipica posizione canina che sembra dire al padrone: – Continua, ti sto ascoltando. In effetti Tommaso parlava proprio come se si rivolgesse a una persona, mentre in realtà cercava di comunicare con quella parte di sé che, quasi mai, lo ascoltava. Si mise quindi a scrivere, col Grigio che non smetteva un momento di fissarlo, non fosse che magari il padrone si rimangiava il favoritismo e lo spediva fuori nella cuccia.»

Quando poi Tommaso si infortuna seriamente per soccorrere un pivello e viene trasportato, svenuto, all’ospedale, il cane gli fa da scorta:

«Sognò di muoversi su qualcosa di rumoroso e si svegliò sul fuoristrada con il quale erano arrivati i romani. Era sdraiato sul fondo imbottito di coperte e sacchi a pelo. Lui che era un sostenitore dei gipponi duri e puri, non disdegnò le sospensioni pneumatiche e tutte le altre diavolerie elettroniche, che unite a un ottimo stile di guida, lo facevano stare meglio che in ambulanza. Il Grigio, intanto, gli lavava la faccia con abbondanti slinguate. Capì, in stato di semi incoscienza, che non erano riusciti a tenerlo fuori.»

Nel periodo di convalescenza il cane viene alloggiato presso Teresa, dove si trova piuttosto bene…

«All’ingresso della villetta di periferia, Grigio dimostrò al padrone, considerato una volta come unico dio, di essersi convertito al politeismo. Gli fece delle feste moderate e riservò guaiti di gioia, mugolii e finti morsi solo a Teresa, che subdola, faceva finta di meravigliarsi e si scherniva.

– Il sacco di pulci e la spia hanno concordato un piano d’azione – pensò Tommaso mentre faceva girare lo sguardo sulla casa.»

Dopo l’ennesimo litigio il Grigio fa la sua scelta e rimane con Teresa, intuendo, con l’istinto canino, che l’acrimonia del padrone verso la dottoressa era decisamente ingiustificata.

Mentre Tommaso scappava da Teresa «…rivolse al Grigio un cenno con la testa, quello che normalmente faceva per farsi seguire. Il cane agitò debolmente la coda, si stirò, ma rimase sdraiato nella morbida cuccia, come a rifiutare la proposta di ritorno alla natura aspra e selvaggia.»

Tommaso torna al rifugio, doppiamente tradito e doppiamente ingrugnito. Chiude la struttura e gira per i boschi, da mane a sera, fino a strafarsi di fatica

Una sera, di ritorno da un giro lunghissimo, si ferma all’imbrunire sotto al Giogo dell’Alpe; in una zona riparata da tramontana, c’era un vecchio stazzo, attaccato a un seccatoio e usato da Domenico per il pascolo estivo delle pecore:

«Mentre si avvicinava al seccatoio venne quasi travolto da una cucciolona di pastore maremmano, che pareva più portata a far le feste che a far la guardia.

– Olà Domenico, dove l’hai trovata questa furia?

– Ciao Tommaso che fai in giro al buio? Più che una furia, è una mangiapane a ufo, lei la guardiana del gregge non la farà mai, quando scendo a casa la vendo a qualche cittadino, così ci ruzza, dato che è l’unica cosa che sa fare bene. Vieni, fammi compagnia a cena: formaggio fresco e pancetta, ti vanno?

Finito di mangiare e di chiacchierare «…Tommaso accese il toscano con un tizzone e si congedò ringraziando per la cena. Poi dopo dieci passi si soffermò e aggiunse a voce alta:

– Il Grigio mi ha abbandonato e io sono abituato ad avere un cane. Quella cucciolona, invece di rinchiuderla in qualche casa di città, vendila a me. Mi son messo in testa di capire le femmine e forse è meglio che parta da quelle più semplici degli animali, chissà che non mi diano una mano a intendere quelle dell’uomo.»

La cucciolona sostituirà il Grigio, il traditore rimasto dalla spia, e dopo pochi giorni di agitata presenza, riceverà il nome di Tormenta, appropriato per il colore della neve e per l’esuberanza del carattere.

I due cani escono quindi di scena per gran parte del romanzo, ma si ritrovano nelle pagine dedicate al rientro del padrone dal Canada:

«Tommaso si avviò verso il rifugio con passo indolente: voleva incontrare Teresa, o no? Intanto avanzava e quando arrivò nei pressi del pianoro, sentì abbaiare e guaire Tormenta, la cucciolona che gli aveva regalato Domenico, seguita a ruota dal vocione cupo del Grigio. I due cani, di taglia più che abbondante, ruzzavano e si rincorrevano beati. Si chiese come mai avessero fatto così presto amicizia e trovò la risposta nelle frequenti sniffatine che il maschio dava al posteriore della femmina.

Entrambi privi delle spigolosità, che invece abbondano in alcuni umani, davano libero sfogo ai loro istinti, con il Grigio costretto a una corte più raffinata, con una vera signorina, alla sua prima esperienza amorosa.

Abituato agli approcci piuttosto rozzi con le cagnette semi-selvatiche della zona, era frastornato da questo batuffolone di pelo bianco che lo invitava e poi fuggiva, per metterlo alla prova prima di concedersi.

– Per fortuna che è sempre cucciola. – pensò Tommaso – Ci mancherebbe solo l’aumento della famiglia.

Gli venne spontaneo modulare il solito fischio di richiamo, per la femmina, dimenticando che era lo stesso che usava anche per il Grigio, prima della separazione.

I due animali rimasero contemporaneamente pietrificati. Poi al secondo sibilo partirono come razzi e lo travolsero in un tripudio di abbai, finti morsi e guaiti da cuccioli. Lo fecero ruzzolare in terra e non si stancavano di tormentarlo. Lui brontolava, ma godeva come un matto. Più in alto, tatticamente celata da uno spuntone di roccia, per evitare riflessi sul binocolo, la Dottoressa Teresa Benassi condivideva a distanza, il godimento di quell’uomo.»

I cagnoni si aggiudicano, addirittura, la chiusura del romanzo, mentre accompagnano Tommaso e Teresa nella tormentata passeggiata finale.

«Il Grigio e Tormenta hanno intuito il clima agitato e seguono a prudente distanza i due padroni, sperando in un invito alla passeggiata.

Dopo un po’ si fermano rassegnati a osservare quei due bipedi, dannatamente incomprensibili, che si allontanano fino a scomparire.

Riprendono quindi a scorrazzare liberi, lasciando volentieri agli umani i problemi esistenziali ed i progetti per il futuro.»

Da Argo in poi, i cani hanno sempre avuto un ruolo importante nella letteratura, per le loro qualità conclamate di fedeltà e dedizione, per alcune vicende tragiche (Cuore di cane di Bulgakov) fino a quelle mielose (Lassie). Nei miei scritti li ho usati in modo un po’ diverso, come catarifrangenti, o meglio come inaspettati e schietti percettori degli atteggiamenti umani; da questa percezione nascono quindi quei comportamenti che rivelano cose sul cane, ma anche sull’umano che ci entra in rapporto.

Tormenta è un personaggio di pura fantasia, una zuzzurellona che mi serviva da contraltare per il serioso Grigio che invece è stato ispirato da un cane vero: un bellissimo Alaskan Malamute, incontrato durante un trekking sulle Alpi apuane nei pressi del rifugio Carrara, dove seguì me e mia figlia per tutto il percorso. Ha la funzione del cane saggio, ed equilibrato che quando il padrone ha torto, lo abbandona, per poi amarlo di nuovo, quando lo trova cambiato

Baldo ricorda il cane di una mia cara amica di scrittura e camminate, purtroppo deceduto qualche anno fa; è un cane riccioluto di razza lagotto e arriva con gli spiriti, sul ponte del diavolo di Borgo a Mozzano, nella notte di Hallowen.

Lo abbiamo già incontrato nel profilo di Riccarda la sua inseparabile padrona, della quale è diventato un’appendice. Conosce il guinzaglio solo in casi eccezionali e, come molti lagotti, potrebbe mangiare fino a star male.

Nel romanzo giallo Le Donne, il Diavolo e il Destino, prima, contribuisce a trovare il cadavere di un assassinato da forze oscure, e poi, attaccato alle gonne, blocca addirittura l’autrice dell’ultimo assassinio.

Incontrerà il Grigio e Tormenta nel prossimo romanzo, e ne leggeremo delle belle…

Sul legame cane-padrone si sono scritti fin troppi libri, saggistica, narrativa, fino a qualche ardita elucubrazione psico-etologica; da Thomas Mann in poi, si è già detto tutto, ma il rapporto uomo cane lo si può veramente capire solo vivendolo, e il mio Baloo qualcosa mi ha insegnato.

Dino Fiumalbi

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