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Attualità domenica 16 agosto 2020 ore 10:30

Pacchi spesa gratuiti, viaggio nella solidarietà

Quattro volontari della Misericordia raccontano la loro attività. Imbarazzi, speranza e soddisfazione nel rendere felice chi ha più bisogno



AREZZO — Un pulmino, quattro persone e tanta speranza. Questo è quanto emerge dal racconto dei volontari della Misericordia di Arezzo che hanno voluto esternare le emozioni, gli imbarazzi e la gioia nel vedere tante persone essere felici per quel pacco ricevuto. 

Parole scritte con il cuore che rappresentano gli stati d'animo dei quattro che, settimanalmente consegnano pacchi spesa gratuiti alle famiglie più bisognose in città e nelle frazioni. Non importa se fuori ci sono 38 gradi e il caldo è opprimente, ciò che conta è dare una mano, regalare a tutti un sorriso facendo percepire presenza e disponibilità.

Il viaggio inizia da Palazzo del Pero dove ad attenderli ci sono due famiglie. Loro, a bordo di un furgoncino pieno di buste e generi alimentari ,raggiungono la frazione. "Facciamo non poca difficoltà a trovare il civico, è una zona rurale, ma il ringraziamento che incontriamo ci ripaga subito".

L'itinerario è stato programmato prima della partenza, in modo da percorre meno chilometro possibili. Si dirigono quindi alle porte della città, in una zona dove tra le tante ville ci sono anche abitazioni più modeste. "E' proprio ai piedi di un grazioso gruppo di case arroccate nella collina che suoniamo il campanello di una signora. Vive da sola, al nostro arrivo sentiamo abbaiare un cane, che poi ci confida essere la sua unica compagnia, ci chiede di aiutarla a portare le nostre buste al primo piano. I suoi occhi sorridono dietro alla mascherina ed è realmente felice di vederci. Ci dice che siamo stati da lei anche a dicembre e noi ce lo ricordavamo bene ma non glielo abbiamo detto per non metterla in difficoltà. Le portiamo le buste in casa, lei ci ringrazia tanto, firma il modulo che attesta la consegna e noi ci sentiamo più che ripagati, pronti a continuare il nostro giro.

Dopo aver effettuato anche altre consegne ripartono alla volta di un'altra frazione della città, dove il pacco arriva direttamente nelle mani di una bimba, la nipote del destinatario. "Il nonno, che la tiene per mano, ci viene incontro. L'uomo per farsi vedere meglio è sceso in strada, ha fatto alcune centinaia di metri a piedi e con il caldo che è gli offriamo un passaggio verso la sua abitazione. Nel breve tragitto la bimba ci guarda, scruta le nostre divise e io penso a cosa potrà ricordarsi tra alcuni anni di noi. Sicuramente le rimarrà impresso che eravamo qui per un regalo, ma forse allora coglierà anche che ci sono tanti sforzi e una discreta organizzazione dietro questa consegna: non è solo merito nostro, che li stiamo portando ma di tante persone che si sono interrogate su come aiutare quella società che si trova a vivere situazioni di disagio economico e sociale, di chi ha cercato le risorse alimentari e di chi ha organizzato come e a chi distribuirle. Noi siamo soltanto l'ultima mano di questa catena, facciamo un piccolo servizio, ma le persone a cui consegniamo ci ringraziano e ringraziano davvero tutto ciò che sta dietro questa semplice consegna. La nostra simpatica bimba dopo questo breve tragitto scende, ci ringrazia anche lei e porta contenta una delle due buste che le abbiamo consegnato: il nonno sorride e, proprio grazie all'attenzione che la bimba ha attratto, è riuscito a vincere l'imbarazzo iniziale che aveva nel ricevere quei beni di prima necessità: guardando i suoi abiti e ascoltando le sue parole, penso che forse fino a poco tempo fa non avrebbe neppure immaginato di ricevere queste buste".

Il viaggio continua e alla sera i quattro rientrano a casa stanchi ma felici di aver contribuito a far stare meglio queste persone. La settimana prossima il furgoncino ripartirà e loro, sempre a bordo, porteranno sollievo ad altri aretini.

"Le famiglie che hanno bisogno di ricevere beni di prima necessità purtroppo sono tantissime e noi vogliamo dare il nostro piccolo contributo non solo in questo momento ma anche riportando queste esperienze che facciamo nel contesto sociale in cui viviamo e che sembra tanto distante da quello che vediamo in centro nel weekend nei locali affollati.
Quando salutiamo ognuno di loro, ci chiediamo se li rivedremo mai, ci auguriamo che la loro condizione migliori, ma soprattutto siamo consapevoli che nelle strisce giallo ciano del nostro furgone hanno letto il nome della Misericordia e che adesso sanno che non si occupa solo di emergenza sanitaria nel territorio, ma anche di chi ha difficoltà a mettere un piatto in tavola" .

Il racconto, che abbiamo sintetizzato, è scritto da Lucia Graziotti, una volontaria della Misericordia che porta speranza a chi ne ha più bisogno.


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