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Attualità giovedì 29 ottobre 2020 ore 11:40

Didattica integrata, Itis brucia sul tempo il Dpcm

Già a luglio il preside Artini aveva organizzato presenze ridotte e ingressi scaglionati. I dubbi del dirigente sulle direttive del Governo



AREZZO — L'Itis Galileo Galilei è tra le scuole più grandi, in termini di studenti che la frequentano, della città e della provincia. Se non la più grande. Gli alunni sono infatti 2700.

Ed è un istituto lungimirante. Alla guida, da alcuni anni, c'è il professor Alessandro Artini. La scuola addirittura dal periodo della prima emergenza era passata alla ribalta delle cronache per la tecnologia all'avanguardia e le soluzioni innovative adottate per far fronte alla diffusione del Covid. 

Misuratori di temperatura diffusi per monitorare gli ingressi, semafori ai bagni, distanziamento di un metro tra i ragazzi e di due metri rispetto all'insegnante.

Ma non è finita qui. L'Itis ha letteralmente e di gran lunga anticipato l'ultimo Dpcm. Insomma, anche alla luce delle nuove direttive nella scuola cittadina le regole possono rimanere le stesse che il dirigente aveva dato già in estate.

"I nostri ragazzi frequentano in presenza solo cinque giorni a settimana. Il sesto giorno, che cambia periodicamente, è in didattica a distanza. I conti fatti fin da subito ci hanno permesso di far sì che a rotazione resti a casa un sesto degli studenti ogni giorno, circa 280.
Inoltre, abbiamo immediatamente organizzato ingressi scaglionati: alle 8 entrano circa 700 ragazzi, alle 8,45 altri 710".

E proprio da questa predisposizione, praticamente millimetrica, di ogni classe e delle frequentazioni dei ragazzi, dovuta anche al fatto anche all'Istituto non sono stati concessi spazi aggiuntivi, ecco che il nuovo Decreto non condiziona il Galilei. Ma questo non significa che il dirigente non nutra dei dubbi in merito alle disposizioni.

Infatti, spiega ancora Artini: "il 75% di didattica digitale integrata a cui si deve almeno arrivare non è una informazione chiara. In realtà, ciò che deve essere ridotta è la presenza dei ragazzi a scuola, quindi era preferibile se ciò veniva detto in maniera diretta. Anche perché le difficoltà stanno ancora più a monte. I mezzi pubblici, sia bus che treni, specialmente in alcune fasce orarie, non riescono a mantenere la capienza dell'80% dato che gli utenti sono troppi. Quindi, lo ripeto, se si voleva ridurre le presenze ere preferibile esplicitarlo in maniera trasparente, senza fare riferimento all'attività scolastica".

Ma c'è anche un'altra critica, con la quale chiosa il dirigente: "l'inizio delle lezioni viene indicato 'in ogni caso' dalle 9. Questa misura può avere senso nelle città, ma non lo ha assolutamente in un paese, di cui anche la nostra provincia è costellata, dove anche spostarsi con i mezzi pubblici è più facile e gli stessi mezzo non sono di certo congestionati. E' un Dpcm erga omnes, esteso a tutti in maniera indiscriminata, che non risponde alle criticità dei singoli territori".


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