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Attualità venerdì 22 gennaio 2021 ore 18:40

Caso Martina, Ermini: “Offese al mio borgo”

Martina Rossi
Martina Rossi

Processo a due castiglionesi. Il padre della vittima: “Sono stati difesi dal paese di Licio Gelli”. Il sindaco: “Indignato per le sue affermazioni”



CASTIGLION FIBOCCHI — È tutto il paese di Castiglion Fibocchi a essere indirettamente tirato in ballo nel processo sulla morte di Martina Rossi. La giovane ligure perse la vita il 3 agosto del 2011, dopo essere precipitata dal balcone di un hotel di Palma di Maiorca per sfuggire – secondo l’accusa – al tentativo di stupro di due giovani del paese  valdarnese che si trovavano lì in vacanza. Ieri la Cassazione ha annullato l’assoluzione, decisa mesi fa dalla Corte di appello di Firenze, dei due imputati – Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi – che dovranno quindi comparire di nuovo in tribunale per l’appello bis.

Commentando la pronuncia della Corte suprema il padre di Martina, Bruno Rossi, ha duramente criticato l’atteggiamento tenuto da alcuni cittadini di Castiglion Fibocchi, accusandoli di aver “fatto squadra” con i due giovani accusati. Parole che non sono piaciute al sindaco della località, Marco Ermini.

Rossi su alcuni giornali, come ad esempio Imperiapost, ha dichiarato che “i due ragazzi sono stati difesi in un paese che si chiama Castiglion Fibocchi, il paese di Licio Gelli, di Villa Wanda. Tra l’altro alcune di queste persone che hanno difeso gli imputati sono quelli che hanno assistito anche l’ex venerabile della P2. Insomma, un posto non bello”.

Dopo aver letto le affermazioni del padre di Martina, è intervenuto il primo cittadino di Castiglion Fibocchi: “È con profonda indignazione che apprendo, questa mattina, le parole pronunciate dal signor Bruno Rossi nei confronti di tutti i cittadini castiglionesi  - dichiara Marco Ermini. Pur comprendendo la posizione di genitori disperati per la morte della figlia non accetto, e con me tutto il paese che rappresento, offese gratuite e senza nessun fondamento. Mai nel corso della vicenda giudiziaria alcun castiglionese  ha avuto esternazioni offensive nei confronti di nessuno. Tutta la comunità è in attesa della conclusione di questo lungo calvario, educatamente, nonostante il nostro territorio sia stato imbrattato da scritte offensive contro Albertoni e Vanneschi. Siamo stati anche meta di spedizioni da parte di balordi fortunatamente fermati dalle forze dell’ordine prima di entrare nel nostro territorio. Per cosa? Per linciare due nostri concittadini? È così che si dimostra la civiltà e il senso della giustizia? Con atti vandalici? No, non possiamo accettare ciò che viene dichiarato - ribadisce con fermezza il sindaco. Albertoni e Vanneschi hanno una famiglia, hanno amici e nessuno si è mai comportato incivilmente, né a parole e né tanto meno a fatti”.

Sulla vicenda interviene anche il vicesindaco del paese, Rachele Bruschi, che svolge anche la professione di avvocato. “Ancora in Italia vige il principio della presunzione d’innocenza - afferma - e nel massimo rispetto della giustizia, della magistratura, dell’avvocatura e delle istituzioni in generale i toni devono essere abbassati, soprattutto nei confronti di una comunità che in 10 anni dal terribile evento ha avuto l’educazione, il senso civico e morale che da altre parti non hanno dimostrato”.

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