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Attualità domenica 25 ottobre 2020 ore 15:56

Confesercenti, 400 attività a rischio chiusura

Mario Checcaglini, direttore Confesercenti

Dura presa di posizione di Checcaglini sul nuovo Dcpm che vede le attività commerciali penalizzate. Pesante la situazione delle imprese aretine



AREZZO — Alla luce del nuovo Dpcm, la Confesercenti di Arezzo interviene per denunciare la propria assoluta contrarietà ai provvedimenti del governo. 

"La tutela sanitaria di ogni cittadino è la priorità - afferma il direttore  Mario Checcaglini - ma deve essere scongiurarla con scelte che non  distruggano l'economia; è questa la vera sfida, questo è l'obbligo di un  governo che si definisce del ‘popolo’. In questo scenario si è comunque scelto di gettare la croce addosso a ristoranti, ai bar e agli ambulanti che fanno le fiere. Ma questo non può nascondere il fallimento della gestione di questa seconda fase. I ristoratori non possono pagare le colpe della politica. Alla chiusura delle attività è evidente che corrisponde una conseguenza disastrosa".

Confesercenti stima che a livello provinciale ci sarà una perdita di 110 milioni di consumi delle famiglie, con ben 400 imprese costrette a tirare giù la saracinesca.
"Una proiezione allarmante e conseguenza di un provvedimento sbagliato quello annunciato dal governo" - ribadisce Checcaglini.

Confesercenti insiste che è sbagliato colpevolizzare gli esercizi pubblici e i ristoranti imponendo orari di chiusura che paralizzano le loro attività.
"Adesso se questa è la linea nazionale, si dovrà provvedere a trovare soldi immediati per dare ristoro concreto e tempestivo agli imprenditori. Questa volta non ci sono alibi. Le imprese sono sull'orlo di un tracollo economico. Per le imprese - conclude Checcaglini - del commercio, della ristorazione, dei pubblici esercizi, del turismo e dei servizi, già stremate da un lungo periodo di crisi legato all'emergenza Coronavirus  adesso c'è solo la soluzione della immediata azione di sostegno con contributi reali e certi in modo da dare risposte agli imprenditori, ai loro dipendenti e alle loro famiglie".


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