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Attualità lunedì 21 giugno 2021 ore 12:05

Ad Arezzo chirurgia all'avanguardia salva la milza

Al San Donato un intervento tra i primi 100 al mondo. La lesione su un 15enne dopo la caduta in motorino e il tumore benigno su un giovane



AREZZO — Uniti da un problema comune: la milza. Questa vicenda ha messo in sinergia, in sala operatoria, un ragazzo e un giovane adulto. Soluzione scontata: perderla per asportazione chirurgica. Soluzione al San Donato: organo conservato e problema risolto.

“La milza – spiega Marco De Prizio, Direttore della chirurgia dell’ospedale aretino - è un organo che svolge la sua funzione immunitaria soprattutto nell’età infantile e perde progressivamente di importanza nell’adulto. Per questo motivo le lesioni traumatiche e i tumori che interessano questo organo vengono trattati con l’asportazione in toto della milza. Inoltre, ha una struttura molto delicata che rende particolarmente difficile una sua asportazione parziale, cosa diffusa per altri organi”.

Il primo caso risolto nel nosocomio aretino è stato quello di un ragazzo di 15 anni: incidente in motorino e frattura della milza. “Abbiamo deciso di tentare una conservazione dell’organo che è stato riparato in laparoscopia, 4 piccoli fori di 5 millimetri – racconta ancora De Prizio. L’intervento è durato 2 ore e il giovane è stato dimesso dopo 4 giorni senza aver subito l’asportazione della milza”.

Il secondo episodio si riferisce, invece, ad un giovane con un tumore benigno della milza delle dimensioni di 18 centimetri. “L’intervento è stato accuratamente pianificato ed è stato eseguito con il robot 'da Vinci', dopo aver isolato le vene e le arterie della milza, sono stati sezionati solo quelli di pertinenza del tumore, ciò ha permesso di dividere la milza in due, separando la parte sana da quella malata. Anche in questo caso il paziente è stato dimesso dopo pochi giorni”.

Il tipo di intervento fatto sul quindicenne, viene effettuato in tutti i centri dotati di buona esperienza di chirurgia mini invasiva. “L’altro – conclude De Prizio – è invece un intervento ad alta complessità tecnica, tanto che nella letteratura internazionale si contano poco più di cento casi eseguiti fino ad ora. La riuscita di tali procedure è possibile solo grazie ad un livello di affiatamento e competenza trasversale, comprendente chirurghi, anestesisti e infermieri di sala”.

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