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Attualità lunedì 29 marzo 2021 ore 11:10

"Riapertura e ristori", il benessere alza la voce

Allarme di estetiste e parrucchieri: settore in ginocchio e abusivi. Penalizzate soprattutto le donne. Appello di Confartigianato alle Istituzioni



AREZZO — “La prolungata chiusura in zona rossa di parrucchieri, barbieri e centri estetici sta mettendo davvero in ginocchio un settore che invece aveva risposto con prontezza e ottimi livelli di sicurezza alla precedente possibilità di apertura degli esercizi in caso di rosso. Per questo Confartigianato Arezzo chiede alle Istituzioni locali e nazionali di intervenire sia per una pronta riapertura, sia per una reale, immediata, politica di ristori che al momento è assolutamente insufficiente”.

A prendere posizione è Pierluigi Marzocchi, che per Confartigianato Arezzo ricopre l’incarico di presidente della Federazione Benessere ed è anche presidente regionale della categoria Estetica per Confartigianato Toscana.

“Serve quindi con estrema urgenza – prosegue – lo stanziamento, ed il pronto invio alle imprese, di ristori realmente adeguati a compensare le perdite subite in questo periodo, sia dal punto di vista della quantità delle risorse messe in campo, sia della commisurazione reali ai cali di fatturato: le nostre imprese hanno bisogno prima di tutto di certezze e di chiarezza, e di sostegni che consentano di mantenere in vita le proprie attività in attesa della fine di questa drammatica crisi”.

Da non dimenticare poi, aggiunge Confartigianato Arezzo, che “le chiusure purtroppo favoriscono gli abusivi, che si recano presso le abitazioni e il rischio di contagio aumenta. Nelle attività regolari invece si seguono i protocolli, si lavora su appuntamento e si tracciano i clienti. Mentre molte attività commerciali restano aperte con rischio di assembramenti, non si comprende perché quelle del benessere, che osservano rigidi protocolli sanitari, debbano invece rimanere chiuse”.

Quindi, termina Marzocchi “il blocco penalizza soprattutto l’imprenditoria femminile, le donne impegnate nel settore che sfiorano il 90% degli addetti, sulle quali già gravano molte conseguenze della pandemia come la cura dei familiari anziani o malati e dei figli".


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