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La catena della Memoria

Lo storico Filippo Boni racconta a “Petrarca” la storia della sua famiglia vittima della strage nazista di Cavriglia in provincia di Arezzo



AREZZO — Tra il 4 e l’11 luglio del 1944 in quattro diverse località del piccolo comune di Cavriglia del Valdarno, 192 persone, civili maschi tra i 14 e i 95 anni, vennero trucidati dai nazi-fascisti. Uno di loro fu Annibale Boni, il bisnonno di Filippo. Annibale faceva il macellaio a Castelnuovo dei Sabbioni, in provincia di Arezzo. Si consegnò ai tedeschi stravolto dal dolore per suo figlio partigiano che credeva morto. 

Giuseppe invece era vivo e fu lui a conservare la catena dell’orologio a cipolla presa dalle mani del padre morto. La catena divenne un simbolo per i suoi discendenti di quella tragica sorte. Ora appartiene a suo nipote Filippo che ha deciso di raccogliere quella storia in un libro “Muoio per te”, edizione Longanesi.

“Petrarca”, la rubrica di approfondimento culturale del sabato di Rai3, ha raccolto la sua testimonianza in un servizio di Frida Zampella. 192 uomini fucilati e bruciati per mano di responsabili mai processati e la cui storia rischiava di essere inghiottita nell'oblio. L’autore ha riportato all’attenzione quella tragedia dopo una lunga e accurata ricerca, risvegliando la memoria che stava scomparendo insieme alle rovine del paese di Castelnuovo dei Sabbioni. Il paese fu abbandonato negli anni ’70 per problemi di sicurezza legati alla centrale elettrica presente. 

La vicenda si intreccia con il destino del dipinto “L’Annunciazione” del Beato Angelico, oggi custodito nella chiesa di Montecarlo Valdarno ma che allora venne salvato in tempo dal trafugamento per mano nazista e portato nelle cantine degli Uffizi.

Nel giorno della Liberazione ci sentiamo di ricordare con partecipazione questa strage purtroppo dimenticata ma quarta in Italia per numero dei morti a sostegno di tutti quelli che oggi si impegnano affinché quella catena non si spezzi mai.

Elisa Cosci
© Riproduzione riservata

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