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Attualità sabato 11 luglio 2020 ore 08:00

​“Vi racconto come si esce dall'inferno Covid”

Tre mesi in prima linea. Parla Danilo Tacconi, primario di Malattie Infettive dell'ospedale San Donato: “Da 64 a 2 pazienti, ma non è finita”



AREZZO — Due. E' il numero Covid nel Reparto di Malattie Infettive dell'ospedale di Arezzo tre mesi dopo l'emergenza. Registra il risultato conseguito sul campo di battaglia da medici, infermieri, operatori sanitari e volontari: un mondo dentro al mondo del San Donato.

Danilo Tacconi si divide tra corsia e ambulatorio: da otto anni è primario di Malattie Infettive, ha affrontato l'emergenza Coronavirus con tenacia e un lavoro di squadra coi colleghi della Terapia Intensiva e del Reparto Pneumologia. Impegno multidisciplinare che definisce “fondamentale e va proseguito, Covid o non Covid”.

Due sono i pazienti ancora ricoverati nel reparto dove nella fase acuta c'erano 64 persone: si tratta di un'anziana ospite di una Rsa dell'Aretino e una donna alla trentaduesima settimana di gravidanza. Entrambe in buone condizioni, hanno superato il picco della malattia e sono in attesa degli ultimi tamponi per verificare la negativizzazione al virus.

Se a Bergamo la Terapia Intensiva è ormai Covid-freeanche da noi, che non ci siamo mai liberati del virus, i casi si sono progressivamente ridotti e quelli più recenti non hanno mai avuto manifestazioni cliniche gravi rispetto ai precedenti di marzo, aprile e metà maggio”, spiega Tacconi.

I nuovi positivi, nove persone tra Cortona, Castelfranco e Piandiscò vanno letti tenendo presente il contesto di riferimento. “Alcuni focolai, anche a livello nazionale, riguardano persone straniere rientrate da Paesi dove l'epidemia in questo momento ha un'incidenza più alta di quella che stiamo vivendo noi e sono situazioni in cui non è facile fare controlli: penso a chi rientra da un Paese dell'Est con la macchina, a bordo di un van, anziché in aereo”. Perfino i controlli in aeroporto possono avere una valenza parziale, sopratutto in presenza di pazienti asintomatici”, sottolinea lo specialista per il quale la regola-base resta “l'uso della mascherina, la giusta distanza tra persone e il lavaggio frequente delle mani con gel idroalcolico evitando di toccarsi bocca, naso e occhi. Il virus c'è e continua a circolare in tutt'Italia, ovviamente le regioni meridionali sono state più fortunate e questo deve far mantenere le attenzioni necessarie sul distanziamento sociale”.

Il momento più brutto, faccia a faccia col virus, per Tacconi è stato quando “eravamo a un passo dall'aprire il terzo settore dell'ospedale San Donato per accogliere nuovi pazienti, oltre ai Reparti Malattie Infettive e Pneumologia” che già lavoravano a pieno regime.

Le immagini e le testimonianze dei colleghi di Bergamo e il numero crescente di ricoveri, hanno fatto temere che qualcosa di analogo potesse accadere anche ad Arezzo, ma c'è un fatto che ha impedito che la Terapia Intensiva andasse in tilt: la collaborazione “tra il gruppo di infettivologi e pneumologi che ci ha permesso di attuare interventi di terapia semi-intensiva, cioè con ventilazione non invasiva, riducendo in maniera importante i ricoveri in Terapia Intensiva. La Rianimazione in parte si è salvata perchè nei nostri reparti abbiamo fatto molta terapia semi-intensiva”. 

Collaborazione e multidisciplinarietà, parole-chiave su cui Tacconi insiste molto perchè sono il frutto di un'esperienza maturata sul campo e il patrimonio di conoscenza rispetto a una malattia “nuova” che sta tenendo sotto scacco la vita delle persone e l'economia mondiale. 

Non è ancora finita ma ora il metodo per affrontare il virus c'è e funziona. 

Lucia Bigozzi
© Riproduzione riservata


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