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Attualità sabato 12 giugno 2021 ore 13:17

Case popolari, l'idea Giani non piace al Comune

Il vicesindaco Tanti e l'assessore Manneschi criticano la revisione dei 5 anni di residenza, anagrafica o lavorativa, per partecipare ai bandi



AREZZO — C'era anche il sottosegretario Nisini a dire no alla proposta Giani sui nuovi criteri di assegnazione delle case popolari. Questa mattina la senatrice, insieme al vicesindaco Lucia Tanti e all'assessore Manneschi, hanno spiegato che "eliminare il criterio dei cinque anni di residenza, anagrafica o lavorativa, in un territorio per poter partecipare ai bandi di assegnazione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica è una scelta incomprensibile e foriera di conseguenze".

“Quello dei cinque anni – si legge in una nota congiunta di Ghinelli, Nisini, Tanti e Manneschi – ci è sempre sembrato un arco temporale ragionevole per riconoscere a chi ha messo radici in un territorio il suo contribuito alla crescita economica e al gettito fiscale. È un criterio inoltre che consente di evidenziare un tema di fondo della società attuale: sono emerse nuove povertà e queste, purtroppo, a differenza che in passato, coinvolgono maggiormente i nostri concittadini. Dobbiamo essere capaci di dare risposte a questi nuovi problemi, frutto di urgenze sopravvenute: ne va della nostra responsabilità, e credibilità, politica. Il metodo migliore è lavorare per priorità e obiettivi: e in primis dobbiamo tutelare le persone che hanno pagato le tasse in maniera continuativa e grazie a questo hanno consentito agli enti locali di disporre delle risorse necessarie per erogare i servizi. È una fase storica in cui queste stesse persone possono vivere in una condizione economica difficile e abbiamo il dovere di farci carico di loro. Prima di altri”.

Dopo le considerazioni di carattere politico, il sottosegretario Tiziana Nisini ha messo in risalto le conseguenze per gli enti locali di una decisione del genere: “nel 2019 abbiamo avuto una legge regionale che aveva recepito il criterio dei 5 anni. Adesso c’è la marcia indietro, frettolosa e discutibile. Se il quadro normativo all’improvviso viene a modificarsi, si generano inevitabilmente dei cortocircuiti. Il più evidente è questo: se basta un giorno per partecipare a un bando di edilizia residenziale pubblica, non appena viene diffusa notizia del bando in questione, è chiaro che ci sarà una corsa alla residenza in quel Comune. Dopo di che, oltre alla casa popolare, se i nuovi residenti sono individui realmente in difficoltà, dovrà essere messo in moto tutto il sistema dei servizi sociali. E i Comuni si troveranno a fronteggiare la necessità di un surplus di prestazioni di complicata gestione”.


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