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Attualità lunedì 07 dicembre 2020 ore 16:40

Consumi ai minimi storici, allarme di Confcommercio

Franco Marinoni e Anna Lapini

Per la prima volta in Toscana la spesa di Natale rischia di essere più bassa della media nazionale. Ecco cosa metteranno sotto l'albero gli aretini



AREZZO — Sarà un Natale sotto tono quello che si appresta ad essere festeggiato. Secondo uno studio di Confcommercio, in Toscana la spesa media per il Natale potrebbe essere più bassa della media nazionale.

Secondo Confcommercio Toscana sette persone su dieci non rinunceranno a fare regali, ma spenderanno “solo” 162 euro, due euro sotto alla media nazionale di 164 euro. A Natale 2019 la spesa dei regali per i toscani si era attestata intorno alle 175 euro, sei euro in più della media nazionale.

Tra i prodotti da mettere sotto l’albero i toscani sceglieranno le specialità enogastronomiche, articoli di tecnologia e arredo casa (dallo stereo nuovo a pc o lampade da scrivania), poi capi di abbigliamento comodi e informali, dalla tuta a maglie e scarpe da ginnastica. 

Tra i regali meno impegnativi: libri e profumeria. In generale, si doneranno più oggetti che “esperienze”, segnando la drastica diminuzione dei classici voucher per viaggi, benessere o cene al ristorante.

Prevista in calo anche la spesa complessiva del Natale, comprensiva di pranzi e cene delle feste: probabile un -8%, che porta a 1.176 euro la cifra generale per famiglia, con una perdita di ben 102 euro (era di 1.278 euro nel 2019).

Quest'ultimo dato è pesantemente influenzato dalle norme anti-contagio che impediscono a ristoranti e pizzerie di restare aperti al pubblico. Ma non solo. 

"Anche le limitazioni sul numero degli invitati nelle case private sono fattori che incidono negativamente sulla spesa” -  spiega il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni. Le famiglie toscane non rinunceranno a trattarsi bene a tavola ma un conto è preparare un cenone per tanti ospiti, un conto farlo per sole 4 o 6 persone: meno portate, meno effetti speciali e un po’ più di essenzialità”.

Il calo dei consumi è condizionato anche dalla mancanza di occasioni sociali e eventi che portavano a fare acquisti per l'occasione.

“Questo demotiva all’acquisto di prodotti di moda e di pelletteria, ma anche ad andare dal parrucchiere o dall’estetista una volta in più del necessario - insiste Franco Marinoni. Poi resta la motivazione più profonda: la Toscana ha un’alta vocazione turistica, ora che il turismo è scomparso da mesi manca uno degli ingranaggi essenziali della nostra economia. E i bilanci familiari ne risentono: la cassa integrazione ha ridotto stipendi e tredicesime, il lavoro di tanti professionisti e imprenditori si è contratto".

Poi c'è il fatto che solo da ieri, domenica 6 dicembre, tutti i negozi hanno potuto aprire regolarmente le saracinesche.
"Lo shopping natalizio in genere iniziava a metà novembre, quest’anno in Toscana siamo in fortissimo ritardo a causa del “balletto dei colori. E ci si è messo di mezzo pure il maltempo a fiaccare l’entusiasmo. Come si dice in questi casi: ha piovuto sul bagnato - sottolinea la presidente di Confcommercio Toscana Anna Lapini

Fondamentale sarà l’alleanza con i consumatori, invocata da più parti: “sono grata alle istituzioni, in primis le Amministrazioni Comunali, che hanno lanciato campagne di sensibilizzazione all’acquisto nei negozi sotto casa, così come ha fatto la nostra Confcommercio”, ribadisce Anna Lapini.

C’è timore per il futuro della ristorazione: “i pubblici esercizi sono purtroppo tra le imprese più colpite dalla crisi economica scatenata dalla pandemia”, conferma il direttore Franco Marinoni. “Le città si sono svuotate: mancano i turisti, mancano i dipendenti pubblici in smart working, manca soprattutto la possibilità di accogliere clienti nei locali, che è la prima e più vera vocazione del settore. Asporto e consegne a domicilio non recuperano che il 20-30% del fatturato, nei casi migliori. Ma vivere solo di queste significa rivedere drasticamente l’attività e ridimensionare il personale. E poi chi faceva catering, banchetti e cerimonie non può certo riciclarsi così. Per i 22mila pubblici esercizi toscani il destino è davvero incerto”.

Negli ultimi anni, il numero di toscani che consumavano pranzo e cene delle feste al ristorante era in continuo aumento.

Quest’anno il pranzo di Natale sarà consentito solo nelle zone gialle, quindi nel 30% del Paese. E i ristoranti aperti avranno comunque circa il 50% dei coperti in meno per il distanziamento. Se ci si mette anche la poca voglia di uscire della gente, saremo fortunati a stare intorno alle 140mila presenze, sempre che la Toscana torni ad essere gialla. Per San Silvestro invece è tutto perduto. Sarà una chiusura d’anno davvero da dimenticare” - conclude il direttore Franco Marinoni.


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