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Attualità lunedì 28 dicembre 2020 ore 15:32

Covid, Cig e crisi, la Cisl tira le somme

Il settore orafo continua a soffrire così come l'agroalimentare. Nel manifatturiero alcuni fondi d'investimento stanno rilevando imprese locali



AREZZO — Il 2020 sta per finire e per fortuna. Quest'anno verrà ricordato a lungo come l'Annus Horribilis, forse uno dei peggiori dal dopoguerra ad oggi. 

Il mondo del lavoro ha subito danni enormi. Prima l'emergenza sanitaria e poi la crisi che ne è derivata hanno minato certezze e prospettive di imprese e maestranze.

Il sindacato, al pari di qualsiasi altra organizzazione, ha cercato di tenere botta e, con i mezzi consentiti, ha supportato i propri iscritti e tutti coloro che durante i mesi della pandemia si sono rivolti per avere servizi. Nonostante le difficoltà nessuno è stato lasciato solo.

"Un anno difficile, dunque, che non ci esime di fare una analisi, dichiara Marco Salvini segretario provinciale Cisl Arezzo.
Arezzo si colloca in Toscana per un primato di incremento percentuale di ore autorizzate di cassa integrazione +128% tra il primo ed il secondo trimestre 2020.

Abbiamo sempre guardato alla edilizia come un settore spia della nostra economia, anche in questo caso gli ultimi aggiornamenti che ci vengono dal Falea (cassa artigiana) ci dicono che i dipendenti sono leggermente aumentati: nell’agosto 2019 erano 1148, nell’agosto 2020 sono 1177, ma la massa salari è stata nettamente inferiore rispetto all’anno precedente di circa 2 milioni di euro. Segno evidente che anche in questo settore la cassa integrazione ha fatto la differenza.

Nonostante la legislazione incentivante sui lavori di ristrutturazione c’è lentezza nella ripartenza perché nei lavori al chiuso i proprietari tendono a rimandare la partenza dei lavori in attesa di notizie migliori sulla pandemia.

I soggetti in cerca di lavoro in stato di disoccupazione per il Centro per l’impiego 2019-2020 sono sostanzialmente stabili senza variazioni significative, segno che la pandemia ha congelato il mercato del lavoro intorno alle 50mila iscrizioni in provincia di Arezzo.

Da una ricognizione sui vari settori emerge un quadro non omogeneo: il settore metalmeccanico è molto più vitale in questo secondo semestre 2020 rispetto al primo, mentre il settore orafo rimane in uno stato di crisi profonda dovuta non solo al Coronavirus; l’agroalimentare, che nel primo semestre non aveva avuto segnali di difficoltà, vede un certo assestamento con alcune aziende che ricorrono alla Cig in questa seconda parte dell’anno; nel settore moda le grandi griffes hanno teso a internalizzare il meno lavoro scaricando il problema soprattutto nelle imprese fasoniste e ricorrendo a periodi di cassa integrazione.

Quello che però sottolineiamo come elemento di novità in questa fase difficile e delicata è che il nostro tessuto manifatturiero provinciale è stato attenzionato da alcuni fondi di investimento che hanno cambiato gli assetti societari di alcune imprese (Unomaglia, SirapGema,…) segno, secondo noi, di un interesse degli investitori che ci fa guardare al futuro con meno pessimismo. Certo, questo non ci fa sottacere le difficoltà di alcune imprese spinte alla chiusura dal colpo definitivo di questa pandemia. Soffrono, soprattutto, le piccole realtà artigianali, commerciali, dei servizi e ristorazione.

Abbiamo in questa fase chiesto al Governo di prorogare al massimo le leggi per impedire i licenziamenti e finanziare la cassa integrazione, la nostra provincia è stata purtroppo ai primi posti in Toscana per usufruire questi ammortizzatori sociali.

Abbiamo tenuto sempre aperte le nostre sedi per rispondere con i nostri servizi Inas e Caf alle esigenze di assistenza per le richieste sociali e fiscali tese ad ottenere i vari sussidi emanati dal Governo per la pandemia.

Ci auguriamo - conclude il segretario Salvini - di uscire completamente da questa situazione di congelamento generale dell’economia del lavoro e della vita delle persone".


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