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Attualità sabato 19 dicembre 2020 ore 13:02

Decreto di Natale, la parola d'ordine è "ristori"

Mario Checcaglini, direttore Confesercenti

Checcaglini di Confesercenti ritiene che il sostegno dello Stato sia una goccia in un mare di problemi. "Linea dura per chi non rispetta le regole"



AREZZO — Dopo giorni e giorni di attesa finalmente il governo ha varato il Decreto Natale. Lo ha fatto in "zona Cesarini" ad una settimana dal 25 dicembre, complicando ulteriormente la vita ai commercianti che già non se la passano bene. In base alle nuove norme illustrate alle 22 di ieri sera da Conte e al passaggio in zona gialla, la Toscana avrà 4 di "respiro" prima di entrare in quel tourbillon di colori che contraddistingue i giorni di Festa fino al 6 gennaio.

I commercianti non sono contenti, ovviamente. Mario Checcaglini, direttore di Confesercenti, commenta il nuovo provvedimento.

"Oltre alle chiusure, il Decreto individua anche le misure di ristori ad alcune categorie economiche costrette alla chiusura. Questa è una novità positiva e va riconosciuta: quante volte abbiamo ripetuto insieme alle chiusure, nello stesso provvedimento i ristori". Una misura positiva ma non sufficiente secondo Confesercenti.

"I ristori- insiste Checcaglini - sono una goccia in un mare di problemi che non risparmiano nessuna attività. Il periodo natalizio è troppo importante per l’economia delle piccole attività del commercio ed è fondamentale per quelle attività che rimangono fuori da ogni provvedimento di aiuto. Si pensi solo alla catena delle forniture alla ristorazione e ai pubblici esercizi. Per questo crediamo che d'ora in avanti l'unica parola d'ordine sia: ristori".

Ma il direttore di Confesercenti va giù duro anche con chi non rispetta le regole. Chiusure e riaperture sono deleterie per il commercio. Senza un'adeguata programmazione ogni attività soffre e non produce adeguatamente reddito.

"Le parole di critica al provvedimento - aggiunge Checcaglini  - non intendono mancare di rispetto alle persone malate di Covid, alle persone che combattono la difficile battaglia nelle terapie intensive e ai tanti che non c’è l’hanno fatta. Il rispetto e il dolore però non ci esime da dire che non si può andare avanti così: da un provvedimento di chiusura
all’altro. Le attività sono costrette a chiudere per lo scarso rispetto delle norme di prevenzione e di prudenza che ogni cittadino in ogni luogo dovrebbe assumere come principio di comportamento. Quindi, assembramenti, strade affollate, talvolta assenza di mascherina sono tra le cause dello stop. Ritengo che il governo dovrebbe agire intervenendo con maggiore efficacia per indurre i cittadini a comportamenti attenti e
rispettosi delle regole, anche con sanzioni più severe di quelle previste".


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