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Attualità venerdì 12 giugno 2020 ore 16:30

Il decreto Rilancio taglia fuori gli orafi aretini

La Camera di Commercio sollecita il governo ad un intervento correttivo. "Il prezzo del metallo non deve rientrare nei parametri per i finanziamenti"



AREZZO — Il settore orafo è praticamente tagliato fuori dal decreto legge "Rilancio". Questo perché le misure straordinarie, adottate dal governo per sostenere l'economia e garantire la liquidità alle imprese, prevedono un contributo a fondo perduto solo per quelle aziende il cui fatturato è inferiore ai 5milioni di euro. Se consideriamo il prezzo dell'oro, ai massimo storici, il settore della gioielleria e dei preziosi è oltremodo penalizzato. La maggior parte delle aziende orafe aretine, infatti, supera facilmente tale soglia perché il valore del metallo, dove non c'è marginalità, incide in maniera preponderante.

“La Camera di Commercio di Arezzo-Siena - spiega Massimo Guasconi, Presidente dell’Ente - assieme alla Consulta provinciale orafa ha incontrato i rappresentanti istituzionali del territorio per sollecitare il loro intervento a correzione dell’effetto distorsivo che la sopravvalutazione del prezzo dell’oro comporta ai meccanismi di aiuto previsti dall’art. 25 del decreto legge ”Rilancio”.  La richiesta che rivolgiamo al Governo, per tutelare il sistema della gioielleria ed oreficeria italiana, è che i fatturati da prendere a riferimento siano computati al netto del valore della materia prima, che nel caso dell'oro e degli altri metalli preziosi, fa lievitare enormemente le cifre. Senza un intervento correttivo in tal senso nessuna azienda del comparto gioielleria-oreficeria potrebbe accedere ai contributi, mentre sterilizzando la parte di fatturato relativa alla materia prima e computando solo il valore aggiunto della produzione almeno il 50% delle imprese avrebbe la possibilità di usufruire degli aiuti.”

L'andamento del settore nei primi tre mesi del 2020 è allarmante. La maggior parte delle aziende orafe aretine lavora con l'estero e tra crisi generale, aumento incontrollato del valore della materia prima e lockdown mondiale, molte produzioni si sono praticamente fermate.

“Le esportazioni nazionali dei prodotti di gioielleria ed oreficeria accusano  nei primi tre mesi dell’anno una flessione del 12%, scendendo sotto la soglia di 1,4 miliardi di euro - evidenzia il Segretario Generale della Camera di Commercio Marco Randellini. Se analizziamo i dati di marzo, disponibili solo a livello nazionale, si vede chiaramente che l’impatto della crisi è stato pesante: le esportazioni sono infatti crollate del 46%, quasi dimezzandosi rispetto al marzo del 2019. 

“Le aspettative per il secondo trimestre non possono che essere preoccupanti,- continua Marco Randellini - considerata la chiusura completa del mese di aprile ed il difficile riavvio dal mese di maggio. 
“Esaminando in dettaglio le varie voci dell’export aretino si scopre, infatti, che il risultato complessivo è stato pesantemente condizionato dalla voce più rilevante: i metalli preziosi che nei primi tre mesi del 2020 hanno registrato una crescita delle vendite all’estero quasi raddoppiata rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+85%) sotto la duplice spinta dell'impennata della domanda (quale bene rifugio in momenti di crisi) e del prezzo dell’oro (+25%). La gioielleria ed oreficeria, nonostante la spinta del prezzo dell’oro, ha accusato un calo delle vendite estere del 15,6%. La tendenza accomuna, in ogni caso, tutti i distretti produttivi nazionali: Vicenza ha un andamento simile al nostro (-14,7%) mentre Alessandria riporta un risultato ancora più negativo (-27,1%). Anche per la moda i segnali delle ripercussioni della crisi si possono vedere già nei dati del primo trimestre: a livello aggregato si ha una diminuzione dell’export del 22,6%: se l’abbigliamento (-17,5%) e la pelletteria (-15,2%) riescono in parte a contenere le perdite, ben più importanti sono le flessioni del tessile (-21,9%) ed in particolare delle calzature (-39,6%). Fra gli altri settori per fortuna prevalgono, almeno nel primo trimestre, i segni positivi: ad esempio agricoltura (+11,9%), prodotti alimentari (+18,2%), bevande (+1,5%), legno e prodotti in legno anche se non mancano alcuni settori in contrazione"- conclude Randellini.


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