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Cronaca venerdì 21 aprile 2023 ore 19:00

Femminicidio, dolore all'addio a Sara e Brunetta

L'ultimo saluto, lutto cittadino e bandiere a mezz'asta. Il vescovo "indignati per un delitto contro due donne indifese e innocenti"



AREZZO — Oggi per Arezzo è stato il giorno dell'ultimo saluto a Sara e Brunetta, vittime di femminicidio. Una madre e una figlia uccise, brutalmente, dal marito della prima in una terribile notte, del 13 aprile, in un appartamento di via Varchi. In casa anche i figli della coppia, un 16enne e una bimba piccola.
Il sindaco Ghinelli ha subito proclamato il lutto cittadino, invitando anche i commercianti ad abbassare le saracinesche. Le bandiere dei palazzi istituzionali sono rimaste a mezz'asta, come quelle allo stadio. L'altra sera, inoltre, è stata organizzata una fiaccolata che ha attraversato il centro ed è giunta davanti all'abitazione del duplice delitto: hanno partecipato in 500.

I funerali, in Cattedrale, sono stati officiati dal vescovo. Un'omelia, la sua, che ha rappresentato i sentimenti di tutta la città che si è immediatamente stretta ai due figli di Sara, che hanno perso la madre e la nonna per mano del loro stesso padre. Ecco le parole pronunciate da monsignor Migliavacca.

"Sconcerto, sgomento, rabbia, dolore, solidarietà con le vittime e i famigliari, silenzio… Sono alcuni dei sentimenti che portiamo nel cuore come persone e come comunità cittadina ed ecclesiale nel dare il saluto funebre a Sara e Brunetta.

Ancor di più ci indigna il fatto che tale delitto sia stato scatenato contro due donne indifese e innocenti, un nuovo episodio di grave femminicidio, un atto di assoluta assenza di umanità, di cieca violenza, di ferite inferte anche ai figli di Sara, nella casa dell’omicidio.

Insieme a tutti questi sentimenti ci accompagna la convinzione che la giustizia possa e debba fare il proprio corso verso chi ha perpetrato un tale atroce duplice delitto.

Sono sentimenti che tutti proviamo e che lasciamo visitare ora dalle parole della fede, pensieri ed emozioni nelle quali deve entrare la luce e la parola della fede.

Ci accompagna però anche una domanda.

Di fronte a tanto dolore e violenza, di fronte alla barbarie del delitto che è stato scatenato ci accompagna anche una domanda: cosa possiamo fare? Cosa possiamo fare noi di fronte all’irreparabile? Cosa possiamo fare di fronte a tanto dolore? Cosa possiamo fare per i familiari delle vittime? Cosa possiamo fare come comunità cittadina ed ecclesiale? Cosa possiamo fare?

C’è un gesto che è capace di trasmettere quanto abbiamo nel cuore, i desideri e i sentimenti, un gesto che ci apre all’incontro con l’altro, alla relazione, al farci vicino e condividere, un gesto che possiamo fare: è l’abbraccio, abbracciare.

Ecco cosa possiamo fare… Possiamo abbracciare". 

Ed ha proseguito "Possiamo abbracciare. Possiamo abbracciare il dolore.

Possiamo abbracciare i famigliari di Sara e di Brunetta.

Il padre della giovane uccisa e marito della signora Enzo. Per lui c’è il calore di questo abbraccio che vuole parlare di amore, di condivisione e di vicinanza. Abbracciamo i figli di Sara, ai quali va il mio e nostro affetto e la nostra attenzione. Vogliamo far sentire loro l’abbraccio di amici, di tutti noi per dire che ci siamo per loro, non li abbandoniamo e torniamo ad augurare loro la vita.

Abbracciamo anche una comunità, la nostra, quella aretina, ferita da questo atroce delitto, perché anche la nostra comunità è stata ferita e deve vedere la luce del ricostruire sempre più legami di umanità vera, soprattutto quando l’umanità viene schiacciata e umiliata.

Abbracciamo nella preghiera e nella luce della fede anche Sara e Brunetta, vittime di questo atroce delitto. E’ l’abbraccio di tutti noi nell’affidarle oggi, nella preghiera, all’amore del Padre, a Dio che sempre è il Dio della vita. Le affidiamo, abbracciandole, all’abbraccio del Padre che accoglie, ma la casa è il Regno della vita.

Un abbraccio da donare e che esprime ascolto, condivisione, vicinanza, sostegno, protezione, come la stessa Brunetta ha fatto con la figlia Sara. E abbiamo bisogno di un abbraccio da ricevere per dirci più umani.

E’ questa l’esperienza di tutta la nostra comunità: una comunità cittadina che ha abbracciato chi soffre, che sta ancora abbracciando, che è stata colpita da quanto accaduto e si è aperta ad una vicinanza e ad una solidarietà sorprendente e che ci fa onore. Basti guardare ai tanti segni di solidarietà di questi giorni e alla partecipata fiaccolata dell’altra sera. Siamo stati e siamo una comunità che è stata capace di abbracciare. Vorremmo che questo abbraccio di tutti noi, fino a questa celebrazione in Cattedrale, scaldi e consoli il cuore dei familiari e di tutti.

Di fronte a tanto dolore possiamo dunque fare questo: abbracciare....”.


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