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Attualità venerdì 06 maggio 2022 ore 10:39

Caro energia e oro spaventano il distretto aretino

In vista della partenza di OroArezzo un bilancio sul settore che è capace di reagire dato che ha superato la pandemia con uno slancio dell'export



AREZZO — Torna, dopo tre anni, finalmente in presenza OroArezzo ed è tempo anche di bilanci. Saranno circa 300 gli espositori presenti in fiera. Di questi l’80% sarà costituito da imprese della manifattura orafa, per il restante 20% da imprese di macchinari e tecnologie produttive per il settore orafo

“Secondo i dati provenienti dal World Gold Council relativi alla domanda mondiale di gioielleria, il 2021 si conferma come l’anno del graduale ritorno alla normalità dopo la tempesta scatenata sui commerci internazionali dall’emergenza sanitaria nel 2020. Con un incremento dell’1% rispetto al 2019 i consumi mondiali di oreficeria appaiono tornati sui livelli del periodo pre-pandemia. Negli ultimi due anni il nostro distretto orafo – spiega Luca Parrini presidente provinciale e nazionale Confartigianato orafi - ha manifestato notevole resilienza riuscendo a conservare sostanzialmente stabile il numero delle imprese attive, a contenere la riduzione della sua manodopera e a preservare la sua capacità produttiva.

Il quadro che emerge è quello di un sistema produttivo territoriale che, grazie alla fitta rete di collaborazioni tra imprese, riesce ad offrire una grande prova di competitività in una fase straordinariamente difficile come è sicuramente stata quella dell’emergenza sanitaria. La performance del distretto orafo di Arezzo con un aumento del suo fatturato estero pari al 24% rispetto al 2019 appare decisamente migliore di quella manifestata dal settore orafo nazionale in cui si registra un incremento dell’export di soli 13 punti percentuali rispetto al periodo pre-Covid. Naturalmente i dati sul valore monetario dell’export vanno sempre letti alla luce della dinamica delle quotazioni del metallo prezioso. Occorre pertanto tener conto nella loro interpretazione del forte incremento (+22%) sperimentato tra 2019 e 2021 dalle quotazioni del metallo prezioso.”

“Le nostre preoccupazioni - prosegue Parrini - relative agli effetti della guerra non riguardano soltanto l’attesa riduzione degli acquisti di oreficeria da parte di Russia ed Ucraina. Molto più gravi sono sicuramente le conseguenze sul versante dei costi di produzione per le nostre imprese.

Un altro effetto della guerra è sicuramente l’aumento delle quotazioni del metallo prezioso verso cui si indirizzano normalmente ingenti capitali internazionali visto il suo ruolo di bene rifugio nei periodi di crisi. Nei primi 3 mesi del 2022 – conclude Parrini - abbiamo già sperimentato una crescita del 12% rispetto alle quotazioni dei primi 3 mesi del 2021.”


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