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Cronaca mercoledì 03 agosto 2022 ore 17:30

Maxi indagine della Finanza, sequestro milionario

Sigilli a beni per oltre dieci milioni. Otto le persone indagate ritenute responsabili di una imponente frode fiscale con i metalli preziosi



AREZZO — I Finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria di Arezzo, al termine di articolate indagini, dirette dalla locale Procura, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni e di disponibilità finanziarie, emesso Gip, per un valore superiore ai 10 milioni di euro, pari al profitto di una imponente presunta frode fiscale che sarebbe stata perpetrata da un sodalizio criminale, ramificato in provincia e sull’intero territorio nazionale.

Gli investigatori delle fiamme gialle hanno individuato un’organizzazione - con base operativa ad Arezzo - che si sarebbe resa responsabile di diversi reati che vanno dalla frode fiscale, attraverso l’evasione dell’Iva nella compravendita di metalli preziosi per un giro d’affari di circa 100 milioni di euro, fino all’autoriciclaggio dei proventi illecitamente accumulati.

Il meccanismo fraudolento scoperto - fondato sul collaudato schema delle cosiddette società “cartiere” - si sarebbe principalmente sviluppato, spiegano dalla Finanza “mediante vorticosi scambi intercorsi fra tre società, con sede in Toscana, Campania e Lombardia, le quali in soli 4 anni (2018-2021) hanno ceduto ingenti quantitativi di metalli preziosi, in particolare oro e palladio, ricorrendo a false fatturazioni. Proprio il ruolo svolto da una ‘società cartiera’, localizzata nella provincia di Salerno, è risultato strategico per la complessiva riuscita del sistema fraudolento poiché sulla stessa è stato convogliato l’ingente debito tributario procurato dalla frode fiscale”.

L’individuazione della società è stata resa possibile dall’analisi di molteplici risultanze investigative, entrano ancora nel dettaglio le fiamme gialle aretine “la stessa, solo formalmente amministrata da un prestanome, ma di fatto gestita dai vertici dell’organizzazione, è infatti priva di una sede operativa e di personale dipendente, non ha presentato bilanci o dichiarazioni dei redditi a decorrere dal 2014, non è iscritta all’albo degli operatori professionali in oro della Banca d’Italia e non è titolare di alcun rapporto bancario sul quale ricevere ed effettuare i pagamenti delle fatture milionarie che sarebbero state oggetto della frode”.

Nel corso delle indagini sono state sfruttate le tecniche investigative della Finanza con pedinamenti, approfondimenti su segnalazioni, analisi di documenti. Sono stati, inoltre, effettuati interventi mirati che hanno portato al sequestro di 12 chilogrammi di metalli e di oltre 30.000 euro in contanti "in modo da ottenere elementi di prova delle illecite transazioni poste in essere” chiariscono sempre i finanzieri.

Di rilievo un sequestro, svolto nello scorso maggio, quando l’auto di uno dei presunti membri dell’organizzazione è stata “pedinata” lungo il tratto autostradale da Arezzo a Milano, grazie al Gps. Alle porte del capoluogo lombardo è scattata la perquisizione del veicolo e del suo conducente: sono stati così rinvenuti e sequestrati due “cilindri” di palladio, del peso di 8,5 chilogrammi per un valore di circa 700.000 euro trasportati senza documentazione giustificativa dell’origine. Complessivamente sono state “tracciate” e ricostruite ulteriori 13 “consegne” di metalli preziosi “in nero”, che non hanno trovato alcun riscontro nella contabilità e che avvenivano, di solito, presso svincoli autostradali in località sempre differenti.

All’esito delle indagini l’autorità giudiziaria ha emesso un provvedimento cautelare sui beni riconducibili a 8 soggetti indagati, tra amministratori di fatto, “corrieri” e semplici “prestanome”, ritenuti partecipi a vario titolo di un sodalizio criminale con la contestazione dei reati di associazione per delinquere, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti ed autoriciclaggio del profitto illecitamente conseguito. Sono residenti nelle province di Arezzo, Milano, Roma, Caserta, Napoli e Matera. 

Contestazioni sono state mosse anche nei confronti di due società “segnalate” all’autorità giudiziaria, secondo la disciplina della responsabilità amministrativa degli enti. Il provvedimento cautelare ha interessato beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie degli indagati ed ha avuto ad oggetto immobili ad uso abitativo o industriale nelle province di Arezzo, Grosseto, Caserta, Milano, Piacenza e Roma, nonché auto d’epoca e moto di grossa cilindrata, oltre a diversi rapporti finanziari.


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