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Attualità mercoledì 01 marzo 2023 ore 13:08

Latte fatto senza mucche, gli allevatori aretini non ci stanno

In provincia aziende a produzione non intensiva, improntate alla sostenibilità e non allo sfruttamento. La crescita degli animali è solo naturale



AREZZO E PROVINCIA — Allevamenti addio? La demonizzazione delle stalle, la diffusione degli alimenti costruiti in laboratorio, la decisione della Danimarca di costruire una fabbrica per produrre latte di mucca senza mucca, hanno scatenato la risposta delle campagne aretine.

“Venite a visitare le nostre aziende, scoprirete una grande attenzione al benessere animale e alla sostenibilità ambientale”. Gli allevatori associati a Cia Arezzo, infatti, non ci stanno ad essere trascinati sul banco degli imputati e rispondono spalancando le porte delle loro fattorie.

“Quando si parla di allevamento, si accendono tanti campanelli di allarme. Si pensa ad attività poco attente all’ambiente e con un indice di inquinamento alto. Uno stereotipo che deve essere ridimensionato. Nella nostra provincia, infatti, prevalgono realtà non intensive, con un numero modesto di capi che vivono prevalentemente al pascolo. Dove la crescita degli animali non viene forzata ma segue il ciclo di accrescimento naturale. Si tratta di un indirizzo indubbiamente più faticoso da seguire: significa rinunciare alla quantità per privilegiare la qualità. E’ un percorso che comporta anche una crescita culturale importante. L’impegno della nostra organizzazione è supportare imprenditori responsabili e rispettosi del benessere animale e dell’ambiente”, spiega la Presidente Serena Stefani.

Lo fa sfoderando un esempio concreto: l’azienda agricola Gerace, nel cuore del Casentino, un’azienda a conduzione familiare, avviata dai genitori ai quali, strada facendo, si sono affiancati i due giovani figli. La prima ad aderire all’iniziativa “stalle aperte” promossa da Cia Arezzo.

“E’ un’azienda agricola biologica, dove si coltivano seminativi e si allevano bovini e suini con ciclo chiuso”, racconta Anna Giunti che, con il marito, ha avviato l’attività. “Una scelta di vita: fin dall’inizio abbiamo puntato alla sostenibilità. Il nostro allevamento si svolge soprattutto all’aperto e nel rispetto del ciclo di vita degli animali, alimentati con erba, fieno e foraggi aziendali. cereali prodotti in azienda”.

“Oltre ad essere un’azienda biologica, applichiamo il disciplinare latte-fieno. Vuol dire che portiamo al pascolo anche le mucche in lattazione. Questo ci consente di avere un prodotto di qualità, più ricco di carotene, da cui si ricavano formaggi di colore più intenso e con caratteristiche organolettiche particolari. Il segreto sta nel pascolo parcellizzato, con mucche che si spostano ogni giorno da una parcella all’altra, in modo da avere un calpestamento minimo ed erba sempre fresca”, aggiunge il giovanissimo Arturo Geraci, che, dopo la maturità, ha deciso di lavorare in azienda mostrando il laboratorio dove il latte viene trasformato in mozzarella, robiola, stracchino ricotta, yogurt e caciotta, venduti direttamente in azienda, nei mercati e in alcuni negozi specializzati.

“E’ questa la migliore risposta alla demonizzazione delle stalle - conclude la Presidente Stefani -. Le nostre aziende sono pronte ad aprire le porte per mostrare come vivono e crescono bovini, suini e ovini negli allevamenti della nostra provincia. Capiremo che gli alimenti creati in laboratorio non possono competere con i prodotti che riflettono le caratteristiche del nostro territorio”


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