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Sport giovedì 26 novembre 2020 ore 12:30

​Pellicanò: Come Diego ne nasce uno ogni 100 anni

Maradona segnò alla bandiera amaranto la prima rete ufficiale in Coppa Italia, in un San Paolo pieno, ma aveva esordito al Comunale con una doppietta



AREZZO — Diego Armando Maradona è oggi, ancora una volta, sulla bocca di tutti. Oggi è il giorno del saluto e dei ricordi, perché la morte del Pibe de Oro non ha lasciato nessuno indifferente. Tutto il mondo ne piange la scomparsa, tutto il mondo si chiede cosa avrebbe potuto dare in più, se la sua vita non avesse avuto le brutte deviazioni che sono note a tutti. Lui stesso, nel corso di una lunga intervista realizzata da Emir Kusturica, disse “sai che giocatore sarei stato se non avessi tirato cocaina? Che giocatore ci siamo persi! Avrei potuto essere molto più di quello che sono”.

Il ricordo di Maradona passa anche da Arezzo e dal Cavallino Rampante. A Pino Pellicanò, vera e propria bandiera amaranto, Maradona segnò il suo primo gol ufficiale in Italia. Al San Paolo di Napoli, stracolmo per l'esordio del campione in maglia azzurra, una velenosa punizione di Diego aprì le marcature. Poi pareggiò Tovalieri, ma i padroni di casa dilagarono nella ripresa per il 4-1 finale.

“Fece vedere subito il suo marchio di fabbrica con quella punizione – l'ex portiere amaranto ricorda quella serata speciale anche per lui – era un onore e una gioia per noi poter giocare contro un campione come lui, in uno stadio strapieno per una gara di Coppa Italia. Un vero e proprio boato quando uscì dal tunnel degli spogliatoi per il riscaldamento. Oggi, per me, è un bel ricordo aver subito un goal del genere da uno dei migliori giocatori della storia del calcio”.

Pellicanò lo ha incontrato tante volte in campo, quando difendeva la porta di Bari e Fiorentina: “Era un grande giocatore con numeri incredibili, come lui ne nasce uno ogni 100 anni, ma non era solo questo. Era un generoso anche fuori dal campo, ed era uno che si preoccupava anche degli avversari”. Evidentemente commosso, l'ex portiere amaranto ricorda un episodio accaduto a Perugia, dove la Fiorentina giocava per via dei lavori per l'adeguamento del “Franchi” in vista dei mondiali del '90. Dertycia e Maradona, compagni in nazionale, si scontrarono durante il gioco e il centravanti della Fiorentina ebbe la peggio: rottura del crociato e uscita dal campo in barella. A fine partita, proprio a Pellicanò, il Pibe de Oro andò a chiedere notizie sulle condizioni del compagno/avversario. “Ma era sempre così, non ho mai conosciuto un suo ex compagno di squadra che abbia speso una sola parola negativa su Diego”.

Alla Fiorentina con Pellicanò giocava un altro grandissimo numero 10: “Giocatori come Maradona, o come Baggio che era mio compagno in maglia viola, avevano qualcosa in più. Delle doti naturali che li rendevano superiori, ma c'era poi tanto lavoro dietro. Io l'ho vissuto con il Codino, ci fermavamo a fine allenamento con lui e Dunga, che tiravano decine di punizioni e rigori, per perfezionare quella tecnica in più che la natura gli aveva regalato. Anche Diego lo faceva a Napoli, o Zico a Udine. E' per questo che quei numeri e quelle giocate poi erano così naturali: c'era tanta classe innata, ma anche tanto sudore dietro quei campioni assoluti”.

Giulio Cirinei
© Riproduzione riservata

Pellicanò ricorda il Pibe de Oro
Napoli - Arezzo 3-2, amichevole 1984
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