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venerdì 30 ottobre 2020

PAROLE IN VIAGGIO — il Blog di Tito Barbini

Tito Barbini

In primo piano per decenni, nella politica italiana, all’improvviso non ne senti parlare più. Chiedi e nessuno sa darti notizie. Poi scopri che ha fatto una cosa che molti vorrebbero fare, ma sognano soltanto: dare lo stop alla vita di sempre e partire. Tito Barbini, classe 1945, sindaco di Cortona a 24 anni, poi presidente della Provincia di Arezzo, infine per 15 anni assessore regionale prima all’Urbanistica e poi all’Agricoltura, amico personale di Francois Mitterand. Si mette dietro le spalle tutto questo e intraprende un viaggio lungo cento giorni, che lo porta dalla Patagonia all’Alaska. Cento giorni a piedi e in corriera, per bagaglio uno zaino. Da allora attraversa confini remoti e racconta i suoi viaggi e i suoi incontri nei libri. E’ ormai, a tempo pieno, scrittore di viaggi. Più di dieci libri, non solo geografia fisica, paesaggi e luoghi, ma geografia della mente. In Patagonia o nel Tibet, un mondo altro, fatto di dolori, speranze, delusioni. Nel 2016 è uscito il libro "Quell’idea che ci era sembrata così bella - Da Berlinguer a Renzi, il lungo viaggio"

​Ignavi, opportunisti e codardi

di Tito Barbini - venerdì 04 gennaio 2019 ore 09:52

Questo 2019 si apre con tanti, troppi, silenzi su quello che sta accadendo in questo mio povero paese. Grande ipocrisia e paura nell'affrontare i responsabili che stanno affossando in un mare di cattiveria e di bugie i sentimenti di accoglienza e di solidarietà di tanta parte del popolo italiano. 

D'accordo, sono solo un anziano rompiscatole, un vecchio militante della sinistra oggi sconfitta e confusa, ma non rinuncio alla mia qualità di essere umano e alla mia voglia di lottare per un mondo più giusto. Cosa posso fare? Non lo so . Continuare a scrivere , denunciare, partecipare a tutte le manifestazioni possibili. 

Quello che accade in questi primi giorni del 2019 con l'applicazione del cosiddetto decreto "sicurezza" è vergognoso e immorale. I profughi in mare sono ormai solo tristi bollettini numerici trasmessi da una televisione asservita ai potenti di turno e non esseri umani che hanno fame, freddo, paura. Riportare, quelli che non affogano, nei lager del deserto, le aggressioni fisiche ripetute e impunite, anzi giustificate, gli insulti razzisti liberamente espressi e applauditi in autobus, al supermercato o negli uffici pubblici, reati come l’apologia fascista, esternati senza ritegno e timore, le ronde, e infine i pistoleri della notte i vigliacchi nascosti dietro una persiana o in una macchina in corsa. 

Tutto questo mi angoscia, mi mette paura, un tumore maligno che sta crescendo, insinuandosi negli organi vitali delle nostre difese e non sta cercando me ma il futuro dei miei figli e nipoti. Non posso fare altro (anche da vecchio sindaco di Cortona) e unirmi a tutti quei primi cittadini che hanno dichiarato che non applicheranno questo decreto inumano e razzista. 

Leggo qui dichiarazioni di parlamentari, anche del PD, i quali affermano che le leggi vanno rispettate. Lo hanno detto tempo fa anche per il caso di Riace. Ecco, voi davvero dovreste scegliere il silenzio! Leggendo i vostri distinguo tutto mi porta a far mia una vecchia invettiva di Pasolini verso gli ignavi, gli opportunisti, i codardi e tutti coloro che hanno dimenticato la Dichiarazione Universale dei diritti umani e la nostra Costituzione. 

Martin Luther King e Gandhi non vi hanno insegnato nulla? Si chiama disobbedienza civile. Grazie invece al sindaco di Palermo Leoluca Orlando, a quello di Firenze Dario Nardella, di Napoli Luigi De Magistris e ai tanti altri che mi auguro, (cosa aspettano alcuni sindaci della mia provincia?) aderiranno alla loro scelta di mettere al primo posto tra i loro doveri la Costituzione, contro le minacce e l'autoritarismo di Salvini e Di Maio. 

Abbandonare i più deboli ad essere invisibili nella clandestinità, far loro rischiare malattie e morte è semplicemente disumano. Tutto il resto non conta. Buon anno.

Tito Barbini

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