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Attualità lunedì 27 febbraio 2023 ore 14:50

In dieci anni Arezzo ha perso ben 231 negozi

Il dato da un'analisi dell'Osservatorio di Confcommercio. Di questi 129 attività erano in centro storico. Invece è cresciuto il comparto turistico



AREZZO — Arezzo continua a perdere pezzi importanti della sua rete distributiva: in circa dieci anni, nel confronto tra 2012 e 2022, la città ha visto sparire 231 negozi, dei quali 129 in centro storico e il resto nelle altre aree. Di converso, ha visto aumentare – sebbene lievemente - le imprese del comparto turistico: strutture ricettive, bar e ristoranti erano 533 nel 2012, nel giugno 2022 sono diventate 595. Un +62 unità che non basta a compensare le perdite del tessuto commerciale, né in termini di occupazione, né di ricchezza prodotta e di servizi alle persone.

A mettere nero su bianco il dato è l’ultimo Osservatorio Confcommercio sulla demografia d’impresa, elaborato con la collaborazione del Centro Studi delle Camere di Commercio “G. Tagliacarne”.

“La tendenza registrata ad Arezzo è grosso modo in linea con quella delle altre città toscane e italiane – fa notare il direttore di Confcommercio Toscana Franco Marinoni – il commercio arretra mentre avanzano le attività legate al turismo. Si va incontro ad un cambiamento sempre più marcato della rete distributiva urbana, se non si interviene con dei correttivi: meno negozi utili ai residenti, più attività pensate per il tempo libero e il turista. Il rischio è la desertificazione commerciale, che lascerebbe interi quartieri poveri di luci, presidio e servizi importanti”.

A risentire di più della crisi sono i negozi di beni tradizionali come abbigliamento e calzature, libri e giocattoli, arredamento, poi ferramenta e imprese ambulanti. La situazione è invece migliore per chi vende servizi e prodotti legati a informatica, telefonia e salute (farmacie e parafarmacie), uniche voci a crescere nel commercio al dettaglio. “Questo trend è destinato a durare – prosegue Marinoni - in una economia in crisi e che persegue la sostenibilità, le persone acquistano meno prodotti per eliminare gli sprechi e ridurre la spesa, ma cercano più servizi, magari personalizzati. Per fare un esempio: nella moda si acquistano forse meno abiti nuovi, ma si tende al riuso e al riciclo affidandosi a servizi di sartoria creativa”.

La ricerca di benessere e divertimento nei viaggi, invece, resiste. “Ecco spiegate le buone performance del turismo. Arezzo poi è riuscita a ritagliarsi una fetta sempre più ampia di estimatori e questo ha fatto ovviamente crescere gli investimenti nel comparto - sottolinea il direttore aggiunto della Confcommercio di Firenze e Arezzo Catiuscia Fei. - Se non ci fosse stato il brusco stop della pandemia, forse i numeri delle imprese turistiche sarebbero stati ancora più brillanti: rispetto al 2019, nel 2022 ci sono alcune unità in meno, ma possiamo parlare di una tenuta sostanziale in una curva di crescita che resta ascendente per bar, ristoranti e strutture ricettive”.

“La sfida adesso è non permettere che il commercio perda altri pezzi, ci rimetterebbero vivibilità e funzionalità della città – termina Fei – servono progetti integrati di rivitalizzazione e rigenerazione urbana nelle aree più a rischio, progetti che vedano insieme privati, associazioni e amministrazione pubblica. Di sicuro la tecnologia può darci una mano, migliorando i servizi e il dialogo con i consumatori: è importante che gli imprenditori puntino su social, ecommerce ed App per farsi conoscere e vendere di più e meglio".


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