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Attualità venerdì 11 settembre 2015 ore 14:23

L’ambulanza diventa un ospedale itinerante

Tante vite salvate in questa estate grazie al tempestivo intervento del 118 e alla rete di cardioprotezione del territorio da anni funzionante



AREZZO — Casi di arresto cardiaco che si sono risolti favorevolmente grazie alla rete e all’intervento del 118, e delle strutture ospedaliere, dalla rianimazione all’emodinamica e alle altre strutture che fanno parte della cardiologia.

Un percorso virtuoso che in termini numerici ha portato in questi primi otto mesi dell’anno, a fronte di 280 casi di arresto cardiaco, all’arrivo di soggetti vivi in ospedale addirittura pari al 50% .

“Un risultato che va ben oltre le nostre più rosee aspettative – spiega Leonardo Bolognese direttore del dipartimento Cardiovascolare e Neurologico della Asl8 – superiore a quanto indica oggi la letteratura internazionale. Se da 13 anni abbiamo avviato una sinergia fra territorio ed ospedale che ci porta ad iniziare la diagnosi e la cura direttamente in ambulanza, oggi ne raccogliamo con soddisfazione i risultati che garantiscono ai cittadini di avere un territorio realmente cardioprotetto, anche se ci sono ancora delle azioni da compiere”.

“Nella nostra provincia – ricorda Massimo Mandò, Direttore del dipartimento di Emergenza-urgenza – ci sono oggi 500 defibrillatori e oltre 15.000 cittadini formati al primo soccorso cardiologico, in grado di fare il massaggio, di applicare il defibrillatore, di anticipare l’azione che sarà poi svolta dai sanitari. E l’importanza di questa rete diffusa ce la raccontano i risultati, sia in positivo che in negativo. A fronte di quelli che portiamo in ospedale vivi dopo un arresto cardiaco dalle zone ben attrezzate, abbiamo aree ancora carenti come ad esempio la zona Valdichiana dove in sostanza non esistono altri defibrillatori se non quelli collocati nelle ambulanze, e dove nel 2015 non abbiamo salvato nessuno. 28 invece i cittadini che erano destinati a sicura morte e che invece abbiamo recuperato, molti dei quali oggi conducono una vita normale.”

La Unità Operativa di Cardiologia interviene in questo percorso non solo con la sua Emodinamica e con l’Utic, ma anche in fase diagnostica. Tutti gli equipaggi delle ambulanze quando intervengono su un sospetto infarto o arresto cardiaco, sono in grado di eseguire sul posto un elettrocardiogramma che viene inviato istantaneamente per via telematica al cardiologo di guardia presente 24 ore su 24 presso l’ospedale di Arezzo. Quest’ultimo leggendo immediatamente il tracciato è in grado di stabilire la destinazione giusta per quel paziente e di dare le prime istruzioni di cura al personale in ambulanza: ambulanza che si trasforma così in un “ospedale itinerante”.

Ovviamente poi ci sono i casi più difficili, quelli in cui al problema cardiaco si aggiungono altre gravi patologie. E’ qui che interviene l’area delle Unità Operative di Rianimazione. “Da inizio anno – spiega Marco Feri, direttore del Dipartimento di Area Critica – abbiamo ricoverato 16 pazienti che alle gravi problematiche cardiache assommavano in quel momento anche importanti complicazioni neurologiche e/o respiratorie. Con tecniche di cura anche innovative (come ad esempio l’ipotermia, cioè l’abbassamento per 24/48/72 ore della temperatura corporea di alcuni gradi) nei primi otto mesi dell’anno abbiamo registrato 2 decessi, due soggetti con conseguenze neurologiche ancora in osservazione, ma anche ben 12 persone che sono state dimesse in piena coscienza e in grado di avviare cure riabilitative e tornare ad una vita di qualità”.

Il dottor Bolognese, forte della sua esperienza e delle sue conoscenze lancia un appello: “Troppo spesso chi ha un sintomo di crisi cardiaca, lo sottovaluta o decide di fare da se e va (o si fa accompagnare da un amico o un parente) al pronto soccorso. In caso di infarto o di arresto cardiaco, il tempo e gli strumenti sono il vero fattore discriminante fra la vita e la morte. Perciò di fronte ad un sintomo o ad un dubbio, va chiamato sempre e solo il 118 che ha tutti gli strumenti e le capacità per dare la risposta migliore”.


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