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Cronaca venerdì 24 aprile 2015 ore 12:02

Padre Graziano vede il suo avvocato in carcere

Foto di Simone Albiani

Prima notte in cella per Padre Gratien Alabi, il frate congolese arrestato ieri a Roma nell'ambito dell'inchiesta per la scomparsa di Guerrina



AREZZO — L'ipotesi d'accusa nei suoi confronti è quella di omicidio volontario e soppressione di cadavere. Stando a quanto emerge dal cambio di imputazione, passata da favoreggiamento in sequestro di persona o omicidio volontario, il gip Ponticelli avrebbe escluso ogni complicità disegnando un quadro in cui il frate avrebbe fatto tutto da solo, uccidendo Guerrina e sopprimendone il cadavere. 

Ad inchiodare Padre Gratien sarebbero, secondo gli investigatori, la figura di "zio Francesco" che la procura di Arezzo ritiene totalmente inventata e l'sms "tu hai parlato male di un uomo di chiesa" che, dopo la scomparsa della 50enne avvenuta il primo maggio del 2014, partì dal suo cellulare a quello di un frate africano che solo Gratien conosceva. 

Intanto stamani l'avvocato Luca Fanfani si è recato in carcere ad Arezzo intorno alle 9,30 far visita al suo assistito per acquisire le carte, valutare la linea difensiva e preparare l'eventuale ricorso contro l'ordinanza di carcerazione. E' uscito dopo due ore di colloquio con il suo assistito. "Non capisco questo balletto fatto dalla procura e non capisco questi gravi elementi dove siano - ha dichiarato ai cronisti uscendo dal carcere -  Comunque ancora non ho ricevuto e non ho letto gli atti e i requisiti dato che ancora non mi hanno notificato l'ordinanza. Ho trovato Padre Gratien provato ma consapevole della situazione, del resto è un essere umano oltre che un sacerdote - ha detto l'avvocato - Per quanto riguarda l'ordinanza, appena l'avrò la impugnerò comunque perché la ritengo profondamente ingiusta. Entro cinque giorni ci sarà l'interrogatorio di garanzia. I tempi complessivi per l'iter saranno comunque di una decina di giorni".


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