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Conte: «Ai cittadini dobbiamo chiedere ancora sacrifici e rinunce»

Attualità giovedì 15 ottobre 2020 ore 21:15

Escalation Covid, l'ombra delle chiusure parziali

Casi in aumento. Anche Arezzo stretta nella morsa del contagio. Il governo pensa a nuovi interventi. Regioni e Comuni col fiato sospeso



AREZZO — Il problema c'è, è inutile negarlo. Il Covid non si ferma e mostra tutta la sua virulenza. La situazione generale è preoccupante e, in attesa che le case farmaceutiche producano il vaccino, il Paese si trova stretto nella morsa del contagio.

Certo, va detto che rispetto a marzo e aprile adesso le Asl eseguono un numero di tamponi molto più elevato. Le persone a contatto con i positivi, adesso, sono tutte testate prima di uscire dalla quarantena e questo ha consentito di "scovare" molti più casi, asintomatici e non, rispetto ai mesi della "grande paura".

Inoltre, con tutta probabilità, stiamo ancora pagando le leggerezze estive, con un numero elevato di ragazzi contagiati che poi hanno trasmesso il virus ad amici e familiari.

Insomma, il quadro non è dei migliori. In tutto questo c'è poi l'influenza tipica di stagione. Oggi se uno starnutisce o ha il raffreddore viene guardato storto. I sintomi non sono facilmente distinguibili, così come spiegato da un noto medico aretino nell'intervista che pubblichiamo domani mattina su QuiNews. Quello che porta a prescrivere il tampone è la perdita del gusto, dei sapori e degli odori mentre per il resto le due malattie si manifestano pressoché nello stesso modo (sempre che il Covid sia in forma lieve, altrimenti occorre il ricovero in ospedale).

Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, nei giorni scorsi, non ha escluso possibili interventi straordinari per garantire la sicurezza che, tradotto, significa nuove chiusure. Queste si renderebbero inevitabili qualora la curva del contagio continuasse a salire, ma rispetto alla primavera scorsa il lockdown verrebbe applicato in modo più razionale.
Dalle parole del premier è emerso che il nuovo Dcpm dà facoltà alle singole Regioni di "introdurre misure restrittive non appena se ne presentasse la necessità", questo non tanto inteso come la chiusura generalizzata ma l'istituzione momentanea di una sorta di "zone rosse". Insomma, si sceglie il male minore. Questo perché Conte teme che l'aumento "incontrollato" dei casi porti a non avere letti a disposizione nei reparti di Terapia Intensiva.

Poi c'è la questione assembramenti, ritenuta una della cause principali del contagio. Per porre fine a questo "malcostume", anche in considerazione della sorta di "coprifuoco" adottato da molti Paesi Europei, con la stessa Parigi che ha ordinato le chiusure alle 21, si pensa ad una restrizione più "severa" anche in Italia. In questo caso i più danneggiati sarebbero i commercianti della ristorazione e somministrazione di bevande, che tornerebbero ad operare come locali da asporto.

In tutto questo la situazione di Arezzo non fa ben sperare. I casi aumentano in tutta la provincia e ogni giorno in città vengono raggiunti record negativi per quanto concerne il numero dei contagiati.

Ghinelli si è sempre mostrato deciso e determinato nel tenere sotto controllo il virus e le sue parole sul "rischio cluster" inducono a pensare che a breve prenderà "decisioni importanti". Con tutta probabilità il sindaco adotterà la "mano forte" anche perché, nonostante tutto, ancora si vedono capannelli di persone che, specialmente nei fine settimana, si radunano come se niente fosse. A tal proposito oggi ha emesso l'ordinanza che revoca l'area pedonale, durante il fine settimana,  di alcune zone della città e più precisamente l’asse via Roma-via Crispi e anche tratti di via Guido Monaco, via Cavour e via San Lorentino.

In serata poi, il sindaco ha emesso un'altra disposizione con la quale ribadisce con ancor più vigore l'obbligo di indossare le mascherine anche all'aperto in tutto il centro storico

Poi c'è la situazione della città del Natale. La macchina organizzativa è già in movimento e inizia a "produrre costi". Il sindaco valuterà ancora per qualche giorno e poi deciderà se ridimensionare l'evento che, se da un lato porta più gente in città, dall'altro potrebbe aumentare la possibilità di contagio.

Dopotutto, in considerazione delle conseguenze provocate dal virus, gli aretini potrebbero rinunciare, almeno per un anno, ai banchini tirolesi in piazza Grande.

Ora c'è bisogno di tornare a rispettare le regole seriamente. Questo prima che l'ombra, o meglio lo spettro, di un altro lockdown piombi di nuovo sulla città che, se già fatica a rialzarsi, dopo sarebbe definitivamente in ginocchio.

Andrea Duranti
© Riproduzione riservata



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