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Attualità sabato 17 ottobre 2020 ore 09:10

​“Il Covid lascia danni fisici e cambia la vita”

Marco Feri
Marco Feri

Marco Feri, capo della Rianimazione del S.Donato spiega l’escalation di contagi. Monito ai giovani della Movida. Posti letto: Arezzo prima in Toscana



AREZZO — La giornata-tipo al San Donato, in Terapia Intensiva, è scandita dal turn over. Dato positivo e negativo insieme. Positivo, perché significa che i pazienti escono dal reparto dopo aver ingaggiato e superato una battaglia durissima contro il Covid; negativo perché i posti lasciati vuoti vengono subito occupati da altri pazienti in arrivo da Malattie Infettive o Pneumologia, i tre capisaldi della trincea sanitaria che fa dell’ospedale di Arezzo la struttura con la più alta disponibilità di posti letto Covid a livello toscano. E dentro l’ospedale aretino l’area Covid è quella con la maggiore capienza rispetto agli altri reparti: ad oggi sono 46 ricoverati alle prese col virus. 

Numero importante se raffrontato, ad esempio, ai 30 pazienti di Medicina. Numero che preoccupa Marco Feri capo della Rianimazione e responsabile delle Terapie Intensive e Rianimazione della zona Est dell’Asl Tse, perché “i casi sono in aumento e arrivano persone senza patologie pregresse. La gente sta sottovalutando la portata della malattia, in particolare le conseguenze che in molti casi lascia una volta che il paziente esce dall’ospedale perché guarito”.

E’ un aspetto che si conosce poco e, forse, è bene approfondire nelle giornate scandite dall’escalation di positivi che non accenna a rallentare, in città e nel resto della provincia. 

“Per i pazienti che hanno vissuto l’esperienza della Terapia Intensiva o nei reparti di Malattie Infettive e Pneumologia, il ritorno alla normalità è molto lento e in gran parte dei casi, la vita non è più la stessa di prima”, spiega Feri che entra nel dettaglio per dire che la lotta al virus sottopone l’organismo a uno stress durissimo sia dal punto di vista fisico che psicologico: “La gente dovrebbe provare a immaginare come si sta con un casco in testa per ore e ore, soli in una stanza; oppure in un letto con il corpo pieno di drenaggi e collegato a macchinari, girato prono ogni tot ore per aiutare la respirazione. La gente dovrebbe sapere che chi esce dal Covid dopo un ricovero in Terapia Intensiva, ha problemi psicologici, non dorme la notte, ha gli incubi, vive una vita completamente diversa, oltre alle conseguenze che la malattia lascia a livello di apparato respiratorio. Non è uno scherzo”.

Il monito di Feri serve a dare la scossa a tutta la fascia di età di aretini compresa tra i giovani che pare non possano rinunciare alla movida e i 50-60enni senza patologie pregresse che vanno al lavoro, si muovono con una certa disinvoltura, poi tornano a casa, in famiglia come potenziali trasmissori del virus. “Molti non rispettano le tre regole necessarie a tenere il contagio lontano il più possibile. Stiamo notando che l’età media dei pazienti che arrivano da noi si è abbassata e anche i giovani non sono immuni dal Covid, specie quelli – e sono tanti – che presentano condizioni di obesità, ipertensione e diabete: tre fattori che sono nutrimento per il Covid”.

Di contro, Feri registra un altro dato: “Le persone più fragili, gli anziani, si stanno proteggendo meglio degli altri e se non vengono infettati dai familiari nell’ambito domestico, riescono ad affrontare la situazione con maggiore margine di sicurezza”.

Mascherina, lavaggio frequente delle mani e distanziamento tra persone, sono e restano le uniche tre armi per mettere in sicurezza noi stessi e gli altri. Feri lo ripete come un “mantra” e spera che le persone comprendano perché fino a quando non arriva il vaccino, sono questi gli strumenti più efficaci per evitare che il contagio dilaghi. Non significa chiudersi in casa, ma “vivere la quotidianità con una diversa consapevolezza davanti a un problema da affrontare” aggiunge Feri, convinto che le tre regole di auto-difesa “dovrebbero diventare uno stile di vita. La vera libertà è non infettare gli altri e proteggere se stessi. Io scelgo di essere libero rispettando le regole e ne faccio una scelta di vita”.

Sul piano organizzativo l’ospedale San Donato è un riferimento d’eccellenza nel panorama regionale e prevede 56 posti letto pronti in Malattie Infettive e Pneumologia, 6 posti letto in Terapia Intensiva “ai quali dalla prossima settimana ne aggiungerò altri quattro per i casi più complessi ma che non richiedono ancora la Rianimazione. Complessivamente, ci sarà un potenziamento di altri 17 posti letto Covid”. E se, malauguratamente, la situazione dovesse peggiorare c’è già “la disponibilità di altri ospedali ad accogliere pazienti” aggiunge Feri. 

Rispetto alla prima ondata di marzo-aprile, oggi il virus è conosciuto ma nessuno può provare che sia meno aggressivo e meno letale di sette mesi fa. Su questo Feri è chiarissimo: “Il virus è sempre lo stesso; quello che notiamo rispetto a marzo scorso è che su dieci ingressi in Malattie Infettive ce n’è uno in Terapia Intensiva, ma è anche vero che è cambiata la tipologia di pazienti. Gli anziani sono stati prudenti e non si sono messi in movimento come invece, hanno fatto i più giovani, contraendo il virus”. Ai ragazzi della Movida, Feri dice che “ci si può incontrare la sera se si rispettano le regole. La mascherina è una barriera incredibile, ma se la teniamo sul mento non serve a nulla”.

Ogni giorno nel suo reparto, incrocia gli occhi dei pazienti e li descrive per rendere ancora più chiaro cosa è il Covid: “Nei loro sguardi leggo la paura, la richiesta di aiuto, ma anche una nota di fiducia. Sono consapevoli che ce la possono fare; la gente vuole guarire, sa che è a rischio e segue tutto quello che c’è da fare per uscirne, perché sa bene che di Covid si può guarire. E si guarisce”. 

Lucia Bigozzi
© Riproduzione riservata



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