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Sport domenica 30 gennaio 2022 ore 18:40

Le origini della crisi amaranto

La stagione doveva essere trionfale ma si è trasformata in un inferno. Giocatori non all'altezza della piazza. Gli errori si ripetono di anno in anno



AREZZO — Un anno transitorio per poi tornare tra i professionisti. Questo era nelle intenzioni della società amaranto che non aveva fatto i conti con mil campo. La stagione 2021-2022 sarà ricordata come quella della debacle totale. Un anno di purgatorio che, in pochi mesi, si è trasformato in un vero e proprio inferno. E vedendo come stanno andando le cose la preoccupazione più grande è che la permanenza dell'Arezzo nella categorie del "calcio minore" sia destinata a durare a lungo.  

Per una piazza come Arezzo la serie D è l'inferno dove uscirne sarà complicato. Lo dice la storia, il Cavallino non è mai riuscito a conquistare la vittoria, dato che doveva far riflettere bene dopo la retrocessione arrivata sul campo di Cesena lo scorso anno.

L'esonero di Andrea Sussi, comunicato dalla società nella serata di ieri, rappresenta il punto più basso mai raggiunto da questa società che, guardando le prime 17 giornate, ha le sue grandi responsabilità. Purtroppo sembra un film già visto. Gli errori di oggi sono gli stessi commessi ieri. 

Prendiamo ad esempio la campagna acquisti: lo scorso anno la rosa era stata costruita in progress, con giocatori che arrivavano e partivano di settimana in settimana. Per non parlare degli allenatori, scelti senza un criterio o una logica ma nella sola speranza di averci "azzeccato". 

Oggi accade la stessa cosa. In estate è stata fatta una squadra che, secondo gli addetti ai lavori, doveva "divorare" il campionato. Ma così non è stato e arrivati a dicembre è partita la rivoluzione, anche in questo caso cercando di indovinare l'innesto giusto. 

Per vincere il campionato di serie D è stato chiamato Marco Mariotti (nessun campionato vinto in serie D) esonerato il 22 novembre e sostituito da Andrea Sussi (all'esordio come allenatore di una prima squadra) e a sua volta esonerato il 30 gennaio. Quindi viene richiamato Mariotti quando mancano 17 giornate da giocare e 12 punti da recuperare che, in soldoni, significa 4 partite di vantaggio del San Donato sull'Arezzo. Ma che senso ha tutto questo? Sembra di andare avanti per tentativi, senza un criterio logico e utile a gettare solide basi per il futuro.

Il Cavallino dopo 17 giornate occupa il quinto posto con 29 punti (8 vittorie, 5 pareggi, 4 sconfitte) 31 reti segnate 27 subite. La capolista San Donato ha 41 punti (13 vittorie, 2 pareggi, 2 sconfitte) e ben 49 reti segnate e 19 subite con una differenza reti di più 30 mentre quella dell'Arezzo è più 4. 

Undici punti conquistati lontano dal Comunale sono davvero pochi per pensare in grande, mentre le reti subite sono davvero troppe. Sì, perché la perforabilità della difesa amaranto è il vero nocciolo del problema. Sono ben 21 le reti subite nei secondi tempi e di queste 18 in trasferta.  

La squadra sembra subire la piazza, la maglia che indossa. I giocatori, che tecnicamente dovrebbero e potrebbero fare la differenza, si perdono in mezzo al campo alla prima difficoltà e non riescono a cambiare l'inerzia della partita. 

La gara di ieri è la cartina tornasole. Calderini e Strambelli contro il Trestina hanno incarnato la pochezza degli amaranto. Il primo è troppo nervoso, litiga in campo con arbitro e avversari. Il secondo indossa la fascia da capitano ma non fa nulla per dimostrare la sua leadership e capacità di trascinare i compagni in una prova d'orgoglio e di carattere. 

Indossare la maglia amaranto deve essere un onore ma occorre avere anche la consapevolezza che Arezzo è una piazza importante, dove la pressione è commisurata alle ambizioni e alla storia del Cavallino. 

Insomma, adesso siamo all'ennesima svolta di un campionato ormai compromesso. Un altro anno è stato perso e questa società deve fare un profondo esame di coscienza. Se in futuro intende ottenere qualche risultato è indispensabile che l'intera dirigenza faccia un lungo bagno di umiltà

L'esperienza insegna che per vincere i campionati serve programmazione e competenza. Invece che comprare giocatori come se fossero noccioline, probabilmente è meglio investire su un manager capace di impostare un progetto vero e duraturo, esperto nel gestire squadre di calcio e capace di far fare un vero e proprio salto di qualità a tutto l'ambiente. Ai giocatori, invece, i tifosi chiedono di tirare fuori gli attributi e onorare fino all'ultimo la gloriosa maglia amaranto. 

Paolo Nocentini
© Riproduzione riservata


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